Le mie idee per la Calabria che costruiremo insieme

Garantire ai Calabresi i diritti negati, superare la rassegnazione alla marginalità, riconquistare il ruolo di crocevia del Mediterraneo.

Quelle che seguono sono solo le idee-forza e le linee-guida sulla base delle quali ho deciso di impegnarmi. Mi rendo conto che riformare la nostra regione non è un compito facile e, soprattutto, deve essere il frutto di un impegno corale e inclusivo. Per questo per costruire tutti insieme il nostro programma per il cambiamento mi rivolgo a tutti voi per avere il vostro contributo, in termini di idee, suggerimenti e stimoli, cliccando qui.

Grazie. Carlo

 

E’ arrivato il momento di agire per rovesciare l’amaro destino che appare assegnato alla Calabria e ai Calabresi, divenuti ostaggio di una casta, un ceto di potere politico, affaristico, mafioso e immorale responsabile della rovina che conosciamo. Abbiamo il dovere di agire per bloccare la triste emorragia di giovani che abbandonano la nostra Terra, che sembra destinata al completo spopolamento, ed evitare di sprofondare definitivamente nel baratro. Ora o mai più.

Ascoltando i cittadini di ogni ordine e ceto, analizzando il contesto sociale ho capito qual è il vero problema di noi Calabresi: ci sono stati negati i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione Italiana e dallo Statuto della Regione. Sono quei diritti elementari alla base di qualsiasi programma di sviluppo e senza i quali una terra non può assicurare un futuro decoroso ai propri figli: i diritti al lavoro, alla salute e all’assistenza sociale, alla sicurezza del territorio e alla salvaguardia del territorio e del mare, alla mobilità, allo studio, all’acqua pubblica, a fare impresa.

Negli ultimi anni, politici ed amministratori hanno indicato la causa delle condizioni di degrado della Calabria nella diffusa mancanza di legalità e nella criminalità organizzata. E’ vero, la criminalità pervade a vari livelli la Regione, nonostante gli sforzi che producono incessantemente le forze dell’ordine e la magistratura; ma è evidente che sia stata molto spesso utilizzata dagli stessi politici ed amministratori come alibi, per giustificare la loro incapacità a far fronte ai nostri atavici problemi, ciò per mantenere lo status quo che consente loro di rimanere da decenni sulla cresta dell’onda “ancorati” al potere.

Le stesse facce del cavolo che stanno sulle poltrone da anni, circondate da schiere di assistiti e servi dell’assistenzialismo politico pre e post elettorale, senza un minimo di vergogna e pudore, hanno mantenuto e mantengono le loro posizioni anche perché hanno approfittato, come sciacalli, delle condizioni di precarietà e di bisogno dei nostri giovani, e non solo; sono gli stessi che hanno creato ad arte, usando il ricatto, l’illusione del lavoro, prima delle elezioni, nei confronti dei bisognosi ridotti alla fame.

Il problema della criminalità esiste, deve essere messo in primo piano nell’agenda del governo regionale, tuttavia non è sufficiente per giustificare le lungaggini burocratiche-amministrative, le negligenti indecisioni della classe politica e l’incapacità di programmare con serietà e competenza lo sviluppo di una terra bellissima e dalle grandi potenzialità. Sono queste le condizioni che hanno portato, nel corso dei decenni di amministrazione regionale, ad una progressiva erosione dei diritti fino alla loro completa negazione. Una terra senza diritti è una terra marginale. Una periferia destinata all’asfissia. La mancanza dei diritti genera mancanza di opportunità e stagnazione.

Se i Calabresi mi conferiranno il mandato per governare la Regione, con la partecipazione di coloro che credono in questa terra bellissima, mi batterò ad oltranza – come un leone – per garantire a noi tutti questi sacrosanti diritti negati. Ovviamente, mi impegnerò a garantire i diritti negati a condizione che i Calabresi rispettino i loro doveri: è insopportabile sentire miei conterranei che non praticano la raccolta differenziata o gettano le carte per terra o peggio ancora lasciano la spazzatura per la strade (sia periferiche che di montagna), nella speranza di non essere visti, lamentarsi dei cumuli di immondizia presenti davanti casa o delle strade sporche!

Per le palesi incapacità della nostra classe politica, la Calabria da storico crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo, è diventata una moribonda periferia. Nonostante la sua posizione privilegiata tra due mondi, l’Europa e l’Africa, è incapace di dialogare con entrambi. Sono convinto che i confini non debbano dividere. Anzi, nel mondo della globalizzazione sono punti di collegamento importantissimi e imprescindibili. La Calabria può e deve risollevarsi. Deve tornare ad essere crocevia tra le varie anime di quel continente liquido che è il Mediterraneo.

E questo potrà avvenire solo attraverso un programma di governo regionale fortemente innovativo che saprà utilizzare le opportunità e le risorse che offre un territorio bellissimo e ricchissimo, ma inespresso, che da anni definisco “Tesoro Calabria, un paradiso da difendere e valorizzare”.

Un programma integralmente strutturato, pensato e realizzato dai Calabresi migliori e di buona volontà – prima che abbandonino la nostra Terra e primeggino in ogni parte del Pianeta – per offrire all’Europa una Calabria che ha una produzione di prodotti di nicchia, capace di esser fucina e snodo della mobilità di idee innovative e di merci nel Mediterraneo, e per garantire sviluppo e lavoro a vantaggio dell’intera Nazione.

Il riscatto della Calabria si attua solo stabilendo una netta e forte discontinuità con le cattive pratiche politiche e amministrative che hanno l’hanno spinta verso il degrado e la marginalità. Si può e si deve fare. Occorre mettere al centro del progetto di rinascita non solo i diritti, ma anche la lotta incessante e determinata contro la ‘ndrangheta e l’illegalità diffusa, la trasparenza, la giustizia sociale, la partecipazione, la solidarietà, la lotta serrata alla povertà. Occorre promuovere la Calabria migliore, quella che lavora, quella che studia, quella che ha coraggio, quella che ha passione, quella che merita.

Sono fortemente convinto che lo sviluppo della Calabria debba essere basato sulle nostre immense risorse storiche e più autentiche – l’agricoltura e la pastorizia, il mare, l’ambiente, la cultura e il turismo – che dovranno essere adeguatamente incentivate da una innovazione tecnologica che garantiranno le nostre blasonate università e centri di ricerca, e sostenuto dai fior di laureati e dalle maestranze di alto livello che le stesse università e le scuole formano. Solo così si potrà bloccare l’emorragia di giovani dalla nostra Terra.

Per ottenere questo risultato, la prima cosa che farò da presidente della Regione Calabria è la radicale riforma dell’organizzazione degli uffici regionali, attraverso una drastica  riduzione del numero dei dipartimenti e delle unità della Regione, dagli attuali 23, a 8. Basti pensare che la Regione Lombardia popolata da quasi 10 milioni di abitanti contro meno di 2 milioni della Calabria (oltre 5 volte di più), ha un numero di dipartimenti regionali 2 volte e mezzo inferiore alla nostra Regione. Ad esempio, nella Regione Calabria il solo settore “Difesa del Suolo” è presente in ben 5 dipartimenti diversi (!): 5 orticelli di potere da alimentare, 5 scrivanie di burocrati in più su cui transitano con lentezza snervante documenti vitali per la nostra sicurezza… con i risultati scarsissimi che noi tutti conosciamo. Diminuendo il numero delle scrivanie dei burocrati, diminuiscono moltissimo i tempi per l’approvazione delle pratiche, perché si riducono i nuclei di potere della burocrazia in quanto diminuiscono drasticamente il numero delle scrivanie su cui le nostre pratiche “ballano” per anni prima della loro approvazione (se va bene); diminuendo il numero di scrivanie, si riducono contemporaneamente le assurde spese di incentivazioni previste per i dirigenti a capo dei dipartimenti.

Ottimizzando e professionalizzando la struttura burocratica regionale, oltre a migliorarne l’efficienza si sottrarrà anche la classe dirigente regionale dall’opprimente condizionamento della politica.

Ad ognuno di questi nuovi macro-dipartimenti dovranno essere assegnati compiti di importanza vitale per la Calabria, come “lavoro”, “diritto alla salute e assistenza sociale”, “salvaguardia del mare e dell’ambiente”, “protezione civile, difesa del suolo e prevenzione sismica” (in un unico dipartimento andranno accorpate tutte le attività per difendere il nostro territorio, dalla prevenzione alla gestione delle emergenze), “agricoltura e forestazione”, ed altri pochi dipartimenti essenziali. A capo di questi dipartimenti andranno messi per i primi 5 anni direttori generali esterni alla regione, dalle specchiate capacità tecnico-gestionali, riconosciuti a  livello nazionale in base esclusivamente al loro curricula; insomma, non solo i migliori d’Italia, ma anche liberi dai sistemi di potere locali che – con le loro competenze manageriali – dovranno “resettare”, cioè rivedere completamente le attuali strutture organizzative e recidere i legami di potere delle caste e dei comitati d’affari che notoriamente imperversano in Calabria. Si dovrà puntare anche sulle tante professionalità di cui la Calabria può essere fiera, compresi quei dirigenti, funzionari e dipendenti di cui traboccano gli uffici regionali, ma che sono state mortificate da quello sparuto manipolo di soggetti manovrati dalla politica che ha dato loro quelle posizioni di importanza strategica per la gestione clientelare della Regione che va avanti da decenni a tutela delle caste di potere. Sulle attività dei nuovi macro-dipartimenti dovranno essere concentrati i flussi economici dei fondi europei – finora sperperati in mille rivoli per alimentare le varie reti di clientele politiche attraverso fantomatici e inconsistenti progetti spesso incompatibili con il nostro territorio – che dovranno finanziare invece macro-progetti strategici, essenziali e vitali per la nostra regione; tutto questo in armonia con le attività degli assessori regionali che, oltre a dover possedere curricula di tutto rispetto, dovranno avere deleghe strettamente inerenti con le tematiche dei dipartimenti.

La lotta che ci aspetta non è facile: combattere la corruzione e il malaffare, che hanno preso da tempo aspetti palesemente criminali; distruggere e ricostruire la burocrazia regionale con criteri di razionalità ed efficienza, tagliandone gli sprechi e aumentandone l’efficienza; recidere tutti i cordoni ombelicali tra la politica, certi dirigenti e funzionari regionali e le caste di potere imprenditoriali; riformare profondamente la Sanità, atto non più eludibile; dotare la regione di quelle infrastrutture di cui ha bisogno e tutelare il mare, il territorio e l’ambiente; “imporre” quell’innovazione tecnologica di cui non si può più fare a meno in nessun settore. Solo così sarà possibile rilanciare l’economia e creare occasioni di lavoro.

Per trasformare in risorse i tanti tesori inespressi della nostra Terra, e dare così prospettive di un futuro nuovo e dignitoso ai nostri figli, voglio circondarmi delle migliori professionalità e dei Calabresi più capaci, politici compresi; desidero la collaborazione costruttiva della gente che ama la nostra Terra. Voglio costruire una Calabria con i Calabresi migliori, che valorizzi i suoi figli nella nostra Terra e in piena meritocrazia; che non li costringa a scappare altrove per vedere riconosciuti i propri meriti e diritti. I migliori non devono più assistere allo spettacolo penoso offerto dagli incapaci ai posti di comando.

Solo così Calabria il valore del “reddito di cittadinanza” potrà essere superato con il concetto di “lavoro di cittadinanza”.

Sono pronto a camminare assieme a tutte le persone oneste e di buona volontà perché tutti insieme distruggeremo quel sistema di potere perverso che ha bloccato il decollo della regione più bella e ricca d’Italia. Tutti insieme potremo mettere a frutto e valorizzare la grande potenzialità e potremo tornare ad essere quel che eravamo: la porta sud dell’Europa.

Queste sono le priorità individuate per la difesa e la valorizzazione del nostro Tesoro Calabria.
Se vuoi, puoi inviarci i tuoi suggerimenti per contribuire al progetto.