GLI STRUMENTI DEL CAMBIAMENTO PER GARANTIRE I DIRITTI.

I diritti che intendo restituire ai Calabresi possono essere garantiti attraverso una serie strumenti che riporto qui nel seguito.

Inutile puntare il dito contro la mentalità mafiosa e il clientelismo se non si dà la giusta importanza a due concetti fondamentali: la meritocrazia e la professionalità. A questi due parametri devono adeguarsi la selezione e la formazione del personale degli enti pubblici, per far fronte alla domanda di servizi efficienti che proviene dalla società. Su questi due parametri deve basarsi, inoltre, la soluzione del problema dei precari della pubblica amministrazione diventato annoso.

Non sono criteri “classisti”, ma di giustizia. Non si può pretendere una società giusta se le istituzioni non danno l’esempio.

Molti Calabresi capaci e professionali, non legati ai carrozzoni ricattatori della politica o da questi scottati, aspettano la prima occasione per abbandonare la nostra Terra, lasciando in fondo al mare un tesoro inespresso e inestimabile come la Calabria. I sistemi clientelari di potere messi in piedi dai governi regionali, di destra e di sinistra, che si sono succeduti con incessante alternanza sin dalla nascita della Regione Calabria, hanno estromesso ad arte la maggior parte dei Calabresi perbene e dalle grandi capacità intellettuali e imprenditoriali: il nostro Tesoro Calabria è stato così consegnato alla Calabria peggiore, a quel manipolo di persone incapaci e dedite al malaffare, spesso contigue alla ‘ndrangheta, sia che imbracci la lupara e sia che indossi il colletto bianco. Manipolo che, a tutti i livelli, ha eliminato la meritocrazia – per non esserne sopraffatto – costringendo i migliori cervelli e le migliori energie a lasciare la Calabria verso mete nazionali o internazionali dove hanno raggiunto posizioni di vertici assoluti. Vogliamo bloccare i cervelli e le energie in fuga prima che diventino i numeri uno in ogni angolo di mondo e scaraventare nei posti che meritano quella miriade di ignoranti portaborse senza ne arte e ne parte, diventati con gli anni direttori generali e funzionari senza aver mai sostenuto un concorso. Vogliamo costruire una Calabria con i Calabresi migliori: che valorizzi i suoi figli nella nostra Terra e in piena meritocrazia in grado di portare alla luce tutti i suoi tesori per creare tantissime occasioni di lavoro e arrestare l’emigrazione; che possa consentire ai suoi elettori di poter scegliere persone davvero competenti ed oneste, che la politica non può o non vuole offrire.

Dobbiamo promuovere ed esibire orgogliosamente, attraverso adeguate campagne pubblicitarie nazionali, la Calabria migliore, quella della nostra storia infinita, delle nostre ricchezze archeologiche e culturali, del nostro turismo, dei nostri prodotti di nicchia. Campagne che – se seguite da azioni e fatti concreti – potranno definitivamente distruggere quel marchio che ci portiamo addosso di terra di ‘ndrangheta e di sottosviluppo.

C’è una Calabria fatta da una stragrande maggioranza di cittadini perbene, professionisti, studenti che non vuole arrendersi a un destino infausto.

È la riforma-chiave senza la quale non è possibile avviare alcun cambiamento nella Regione. Gli uffici della Regione sono nel caos più totale, senz’altro voluto in buona parte dalla classe politica che attraverso il controllo della burocrazia controlla il potere e il clientelismo.

L’organizzazione burocratica della Regione Calabria è suddivisa in n.15 Dipartimenti e n.7 Unità di Governo a supporto del Presidente, con 14 Direttori Generali e n.93 Dirigenti di Settori, oltre ai dirigenti dell’Ufficio Stampa, del Gabinetto e del Nucleo di Valutazione. Una struttura che – come già discusso – appare mastodontica se si rapporta agli abitanti della Calabria (meno di 2 milioni) ed alla superfice (circa 15.000 km2), perché paragonabile a quella della Lombardia, con la metà dei dipartimenti/strutture, ma per governare le esigenze di una popolazione di oltre 10 milioni ed una superfici di circa  24.000 Km2.

L’organizzazione della Regione Calabria, con la suddivisione di competenze e responsabilità tra tanti dirigenti ed uffici, riesce a rendere farraginosa ogni pratica, specialmente quelle di interesse diretto degli utenti, che difficilmente riescono a seguirne l’iter.

Per far rinascere la Calabria è indispensabile riorganizzare la struttura burocratica, accorpando il più possibile i Dipartimento ed i Settori che dovranno essere ridotti a meno della metà rispetto agli attuali 23 e, di conseguenza, riducendo in proporzione il numero dei dirigenti che, a vario livello, sono responsabili dell’iter procedurale. Senza un complessivo, sostanziale ed organico intervento sulla macchina burocratica cui è demandata l’attuazione delle decisioni, ogni programma di cambiamento potrà dimostrarsi vano. Pertanto ritengo che la riforma dell’organizzazione amministrativa sia il primo Strumento operativo da porre in essere.

Per distruggere definitivamente lo strapotere della burocrazia regionale, vogliamo immediatamente implementare nella Regione Calabria tutto ciò che la più moderna tecnologia mette attualmente a disposizione della pubblica amministrazione. Vogliamo utilizzare sistemi telematici di ultima generazione che consentono di monitorare e seguire on-line tutti i passaggi burocratici di qualsiasi istanza: dalla presentazione al protocollo fino alla sua definizione attraverso il passaggio nei vari Uffici e i relativi funzionari responsabili delle pratiche.

Si tratta di sistemi  che, tramite accesso personalizzato, consentono di seguire passo dopo passo, in tempo reale (un po’ come avviene per il tracciamento online dei pacchi di spedizione), l’avanzamento della procedura e quindi anche i motivi e le responsabilità di un eventuale blocco della stessa, consente al cittadino di entrare nel “ventre molle” della burocrazia. Insomma, una sorta di GPS che seguirà tutti i nostri documenti che entreranno nella macchina burocratica regionale, che assicurerà una vera ed efficace trasparenza: una vera e propria bomba contro le inerzie ed i cavilli degli apparati che hanno spesso bloccato attività di ordinaria amministrazione, senza che gli utenti avessero alcuna possibilità di conoscerne i motivi ed i responsabili.

Per organizzare ed attivare efficacemente misure innovative e strutturali di riforma radicale della Sanità calabrese occorre uscire dall’emergenza del commissariamento, è necessario porre in primo piano l’elemento sanità inteso come possibilità di curarsi, distruggendo le incrostazioni della burocrazia e della mala gestione, che nulla avevano a che fare con la tutela della salute. La riforma seguirà i punti prescritti nel nuovo Piano Sanitario Regionale che, una volta approvato, detta le linee di azione per la ristrutturazione ed il rilancio di un Sistema Sanitario Integrato, in grado di definire:

  • il fabbisogno complessivo di assistenza in ambito regionale, in rapporto alla localizzazione territoriale delle strutture sanitarie e socio-sanitarie e alle loro specifiche specialità, siano esse pubbliche che private, ciò per meglio garantire, l’accessibilità ai servizi essenziali creando nuove strutture che siano all’avanguardia nella ricerca e nell’applicazione tecnologica;
  • i livelli minimi ed essenziali di assistenza sia pubblica che privati possono essere implementati servendosi anche di servizi che coadiuvano il pubblico SOLO per il periodo necessario con contratti CHIARI, TRASPARENTI approvati in modo preventivo dalla Corte dei Conti e che non diventino un ulteriore forma di assistenzialismo politico. Le prestazioni che acquistate dalla sanità regionale dai privati devono avere dei contratti stilati, firmati e registrati ad inizio anno, e non alla fine dell’anno (questo modo di fare ha sempre favorito il contenzioso e gli affari degli “amici degli amici”) ciò permette di avere un preventivo di spesa e le eventuali prestazioni in eccesso a quanto descritto nei contratti  devono avere una percentuale con un tetto massimo, ciò in rispetto al suddetto fabbisogno e della programmazione; al fine di assicurare un’efficace competizione tra le strutture accreditate oltre che un monitoraggio della spesa.

In considerazione dei danni, economici e funzionali,  che hanno prodotto le decisioni verticistiche, estemporanee e distanti dalle esigenze locali, prese dai Commissari esterni, nella stesura del Piano Sanitario calabrese, è indispensabile il coinvolgimento diretto delle professionalità calabresi, mediche e degli esercenti le professioni sanitarie oltre che dei sindaci  e delle comunità locali, utilizzando i contributi e le esperienze dirette delle organizzazione specialistiche presenti sul territorio, la sanità necessità di una organizzazione capace di valorizzare la spesa sanitaria in funzione delle esigenze del territorio. In concreto la riforma deve porsi i seguenti obiettivi:

  • dare centralità alla sanità pubblica ospedaliera e, in tal senso, riequilibrare la spesa sanitaria regionale a favore del pubblico;
  • ampliare e potenziare la rete ospedaliera rendendola operativa ed efficace, aumentando i posti letto e migliorando la qualità e quantità dei servizi erogati;
  • censire e dove necessario potenziare gli organici dei medici, degli infermieri e del personale ausiliario che sono assolutamente insufficienti per rispondere alla domanda di salute dei cittadini, utilizzando prioritariamente le professionalità e le competenze dei medici e gli esercenti la professione sanitaria calabresi; un sistema sanitario rigenerato partendo dalla base ed opportunamente sostenuto da scelte che privilegino le competenze ed i meriti scientifici, contribuirà a favorire il rientro di tanti “cervelli” che attualmente lavorano fuori dalla nostra regione;
  • ripensare in modo nuova alla medicina del territorio che deve diventare il perno di una nuova politica sanitaria regionale in quanto presidio fondamentale per la prevenzione e per spostare l’assistenza dall’ospedale al territorio;.
  • abolire i ticket sanitari per le fasce sociali più deboli e per i soggetti svantaggiati;
  • ridurre fino ad eliminare le liste di attesa che colpiscono soprattutto le persone più disagiate che non hanno le risorse per garantirsi le cure e le spese sanitarie.

Un indispensabile strumento per la tutela della salute dei Calabresi è il Registro Tumori, che deve essere operativo si tutto il territorio regionale, fornendo fondamentali indicazioni sull’etiologia, l’incidenza e i tipi di tumore nei vari territori della Calabria, valutando l’incidenza in relazione alle fonti inquinanti su tutto il territorio, in modo da programmare adeguatamente le bonifiche dei siti inquinati. Con la legge regionale n.2/2016 la Regione Calabria ha stabilito la Istituzione del Registro Tumori della popolazione di Regione Calabria, riconoscendo la necessità di assicurare la totale copertura della registrazione oncologica su tutto il territorio calabrese attraverso la rete di registri da attivare nelle ASP di Cosenza – Crotone, Catanzaro – Vibo Valentia e Reggio Calabria.

A distanza di oltre 3 anni dalla promulgazione della legge, sulla carta risultano accreditati i Registri Tumori delle ASP di Cosenza, Crotone, e Catanzaro, mentre resterebbero al momento senza registro quelle di Reggio Calabria e Vibo Valentia. La legge regionale di fatto non ha messo a disposizione delle ASP nessuna risorsa economica e nessuna figura professionale, pretendendo che le Aziende Sanitarie, già in conclamate difficoltà finanziarie, provvedano con risorse e personale proprio. In tal modo la legge è rimasta inattuata e in sostanza i registri che sono stati istituiti sono praticamente vuoti, e quindi assolutamente inutili!

Con l’aiuto delle associazioni, voglio cercare il modo più giusto per supportare con fatti concreti i disabili e chiunque sia costretto a prendersi cura di una persona affetta da disabilitá. Vorrei farlo mettendo in campo semplici azioni consigliatemi da chi il problema della disabilità lo vive in prima persona che “potrebbero trasformare ciò che ora sono solo mere sopravvivenze di organi, in vite”,  e di conseguenza:

  • istituzione regionale e comunale della figura del “Garante delle persone affette da disabilitá”.
  • Redazione di mappature regionali e comunali dei cittadini affetti da disabilitá con annesse descrizioni dettagliate delle loro patologie da utilizzare in caso di soccorso durante eventi di calamità naturali che accompagni la formazione professionale del personale addetto ai soccorsi e che forniscano allo Stato elementi concreti ed oggettivi per programmare interventi economici, strutturali ed infrastrutturali ad hoc.
  • Istituzione di un organo di vigilanza e controllo “super partes”, regionale e comunale, deputato a verificare la gestione dei fondi richiesti dalle Regioni e dai Comuni per effettuare interventi economici e strutturali adeguati alle diverse esigenze delle persone affette da disabilitá.
  • Pene, sanzioni amministrative ed economiche certe e a carattere retroattivo per chiunque ricopra un ruolo istituzionale che non applichi, rispetti, faccia applicare e faccia rispettare ogni legge concepita a tutela delle persone disabili.
  • Snellimento e adeguamento in itinere di qualsiasi prassi burocratica atta a garantire quanto necessario per la sopravvivenza delle persone affette da disabilitá.
  • Redazioni annuali delle condizioni dei Caregiver calabresi, che dovranno essere redatte – e costantemente aggiornate – da personale competente.
  • Inserimento del tema “Disabilitá” nella nomenclatura degli assessorati e dei dipartimenti regionali.

L’assistenza sociale deve essere rivolta anche a chi versa in condizione economica e sociale di difficoltà: nuclei familiari numerosi, famiglie con redditi bassi o anziani che vivono in solitudine e hanno bisogno di aiuto nella vita di tutti i giorni. Per queste persone voglio prevedere prestazioni sociali agevolate, cioè forme di sostegno economico e di assistenza come: il supporto alle famiglie numerose e a basso reddito (per esempio l’assegno di maternità, l’asilo nido, le borse di studio, i libri, le mense scolastiche, le agevolazioni riguardanti le tasse universitarie), i servizi socio sanitari domiciliari e residenziali (il telesoccorso, i pasti a domicilio, l’ospitalità nelle residenze sociali assistenziali e nelle case di riposo), le agevolazioni economiche (riguardanti i servizi di pubblica utilità, come luce, gas e telefono o i contributi per l’affitto).

E’ un’opera difficile ed impegnativa quella che propongo per riformare il nostro sistema sanitario, ma è l’unica strada percorribile per dare ai Calabresi quel diritto alla salute e all’assistenza sociale finora negato e calpestato.

La Calabria ha fortemente bisogno del Quadro Territoriale Regionale a valenza Paesaggistica (QTRP), elemento di primaria importanza per la regione, in quanto costituisce il principale strumento di indirizzo per pianificare lo sviluppo dei territori, coerentemente con le scelte ed i contenuti della programmazione economico-sociale, stabilisce gli obiettivi generali della propria politica territoriale, e definisce gli orientamenti per l’attuazione delle politiche di governo del territorio e della tutela del paesaggio a cui devono rapportarsi i  Piani Urbanistici Strutturali degli enti locali (ex piani regolatori).

Il QTRP approvato con delibera del Consiglio Regionale n.134/2016, che nell’impostazione generale riflette l’impostazione data nel periodo 2006-2009 dell’assessorato regionale allora in carica, è stato negli ultimi anni modificato negli indirizzi prioritari e non è più rappresentativo di un territorio coeso, finalizzato e gerarchizzato nei ruoli urbanistici e nelle vocazioni socio-economiche dei comparti territoriali.

Sarà necessario ridefinire ed approvare un nuovo QTRP che possa guidare la formazione di una nuova cultura di sviluppo del territorio basata su una visione unitaria della Regione, intesa come una grande e solidale area di sviluppo policentrica in cui ogni comparto possa mantenere e sviluppare specifiche e peculiari vocazioni, ma in un contesto di infrastrutture, primarie e secondarie, collegate a rete. Superando decenni di incurie, abusivismo e speculazioni che hanno devastato il territorio e le coste calabresi, il QTRP dovrà fondarsi su un modello di governo del territorio improntato sulla tutela delle risorse, la valorizzazione delle identità e dei contesti locali, contribuendo al miglioramento della competitività del sistema Calabria, in particolare al rafforzamento del ruolo strategico di alcune aree, e del Porto di Gioia Tauro in particolare, anche attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei luoghi della produzione, nonché il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi e facendo della coesione sociale, della sostenibilità economica coniugata alla sostenibilità ambientale e sociale, della qualità del vivere, del produrre e del comunicare i punti di forza di un nuovo modello di sviluppo capace di superare gli enormi ritardi accumulati in questi anni.

Per proteggere il nostro territorio da frane, alluvioni e terremoti, con la mia esperienza alla guida della Protezione Civile ho dimostrato che – almeno per quanto era di mia competenza, e cioè la gestione delle emergenze – è stato possibile ridurre le inefficienze e gli sperperi e, quindi, aumentare l’incisività delle tutele e degli interventi anche in tempi ridotti, eliminando lacci clientelari e profitti illeciti. Riprenderemo da dove ho lasciato, coinvolgendo i migliori esperti per intervenire, con le stesse modalità con cui sono intervenuto per la Protezione Civile, anche in altri settori preposti a prevenire e contenere i rischi – come il Dipartimento Lavori Pubblici, l’Autorità di Distretto, l’Ufficio del Commissario per il Dissesto Idrogeologico e Calabria Verde. Dobbiamo mettere in campo azioni di concertazione con il governo nazionale, in grado di attenuare la conseguenza degli errori del passato ed evitare che nel futuro se ne possano generare altri. Ma dobbiamo anche garantire una presenza, politica e tecnica, più incisiva in ambito europeo sulle tematiche dei rischi naturali, in modo da consentire alla nostra Regione di avere, almeno su questi temi un ruolo meno subalterno, dal momento che tra tutti i Paesi dell’Unione è il territorio maggiormente afflitto da rischi naturali.

In particolare, per ridurre drasticamente il rischio sismico della regione italiana in cui si sono concentrati più della metà dei terremoti catastrofici che hanno colpito l’Italia negli ultimi 300 anni, vogliamo applicare alcune pratiche fondamentali, finora trascurate, come il tanto pubblicizzato ma mai applicato “fascicolo del fabbricato”, che consente di verificare il grado di vulnerabilità sismica e quindi di censire il livello di vulnerabilità sismica e di sicurezza di ogni edificio, pubblico e privato, mediante l’ausilio di liberi professionisti, come ingegneri, architetti, geologi, geometri. Rendendo obbligatorio il “fascicolo del fabbricato”  sarò possibile ottenere un quadro complessivo su tutta la Regione del livello di sicurezza degli edifici pubblici, come le scuole in cui i nostri figli trascorrono molte ore della giornata e gli ospedali, ed anche degli edifici privati, che consenta di intervenire in modo programmato – con lo stanziamento di risorse adeguate – per l’adeguamento sismico degli edifici con una conseguente drastica riduzione del rischio da terremoto. Dovrà essere anche verificato il grado di stabilità di opere pubbliche come i ponti e i viadotti ricadenti nel territorio calabrese che, come hanno insegnato i tragici fatti di Genova con il crollo del Ponte Morandi, rappresentano una grave minaccia per la sicurezza pubblica.

Per ridurre il rischio idrogeologico occorre invece introdurre una nuova Autorità di distretto “Autorità di distretto della Calabria” che possa svolgere la propria attività con specifica attenzione alle peculiari caratteristiche del dissesto idrogeologico che caratterizza la regione; in alternativa si può costituire in Calabria una sezione staccata ed autonoma dell’autorità di distretto dell’Appennino Meridionale, che consenta a tecnici esperti di proseguire la loro attività mantenendo un saldo rapporto con il territorio e con le tematiche che lo caratterizzano in termini di rischio naturale. Inoltre, non si può più tollerare che in Calabria continui a mantenere la sua efficacia un Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) redatto nel 2001, perciò non più rappresentativo della stato attuale delle criticità; in accordo con quanto prevede la legge sarà necessario realizzarne, con urgenza, una revisione su tutto il territorio, programmando al contempo un piano organico pluriennale per la mitigazione del rischio idrogeologico in Calabria. Infine sarà necessario:

  • attuare in tempi estremamente rapidi gli interventi di sistemazione idrogeologica già previsti e finanziati in Calabria, che attualmente sono impantanati nelle pastoie burocratiche regionali. La tempestività è fondamentale, poiché gli interventi di sistemazione di aree di dissesto idrogeologico risultano tanto più efficaci e meno onerosi, quanto più sono immediati e risolutivi.
  • Prevedere una “cabina di regia” tecnico-scientifica con funzioni di coordinamento, indirizzo e programmazione, per prevedere altri interventi di difesa del suolo necessari per la messa in sicurezza di altri territori ad elevata criticità, che non sono stati compresi negli interventi finanziati e non ancora erogati. Tale cabina consentirà di definire un quadro ricognitivo aggiornato delle varie condizioni di criticità idrogeologica presenti sul territorio regionale e di stabilire una scala gerarchica di priorità degli interventi in funzione del grado d’esposizione al rischio di abitati ed infrastrutture viarie, sulla base del quale programmare, di concerto con il Commissario per il dissesto idrogeologico, il piano degli interventi previsto dalla normativa.
  • Istituire presidi territoriali ad indirizzo idrogeologico ed idraulico delle aree in cui sussistono condizioni particolarmente gravi per la pubblica e privata incolumità, attraverso l’attivazione di un servizio di sorveglianza idraulica (previsto dalla delibera di Giunta Regionale n.602/2010), condizione imprescindibile per la riduzione del rischio idrogeologico. Queste azioni devono essere condotte di concerto con la Protezione Civile regionale – che negli ultimi 3 anni è stata profondamente rinnovata ed efficientata. Le attività dovranno essere svolte con personale residente nei vari comuni (che ben conosce i territori) da selezionare in numero adeguato rispetto all’estrema complessità idrogeologica ed orografica del territorio, e addestrato alla luce di corsi teorico-pratici.
  • Avviare un percorso condiviso e coordinato con l’agenzia “Calabria Verde” secondo un quadro programmatico organico da disegnare rendendo efficienti le attività delle maestranze – la cui attività, allo stato attuale, è casuale e non ragionata – allo scopo di rimediare alla mancanza di manutenzione dei territori montani determinata dallo spopolamento e di svolgere attività di sorveglianza e prevenzione per la riduzione del dissesto idrogeologico e degli incendi boschivi.

Per il contrasto al rischio alluvioni, ho più volte evidenziato sin dal 2016, in qualità di direttore della protezione civile regionale, con lettere ai prefetti e ad alcune procure, lo stato di degrado e di sovralluvionamento di gran parte di fiumi, fiumare e canali calabresi, che in molti casi ho definito “vere e proprie bombe ad orologeria” poiché oramai incapaci ad accogliere l’acqua delle terribili alluvioni che affliggono la Calabria. Molti tratti dei loro alvei sono intasati e riempiti di detrito che hanno oramai praticamente azzerato gli argini, tra l’altro fatiscenti e degradati. I fatti mi hanno dato ragione considerati i tantissimi eventi alluvionali che hanno mietuto morti e procurato danni incalcolabili al patrimonio produttivo ed archeologico della nostra regione. Alla guida della protezione civile regionale anche proposto una concreta soluzione per limitare questo grave rischio: alla luce di sei mesi di lavoro avevo – coadiuvato da un gruppo interdisciplinare di dirigenti di competenza e prendendo spunto da altre regioni virtuose –  avevo scritto una “legge di compensazione” che avrebbe permesso di effettuare a costo zero per la Regione, la pulizia dei fiumi puliti mettendo a bando la rimozione degli inerti nei tratti fluviali sovralluvionati, sotto stretto controllo di una commissione tecnico-scientifica che aveva anche il compito di individuare tali tratti. Insomma non solo fiumi puliti a costo zero, ma anche introiti per la Regione che vende, secondo rigorose procedure di legge, gli inerti ai privati nei tratti sovralluvionati. Al momento della sua approvazione però la legge è stata modificata e resa inefficace, probabilmente perché andava a toccare gli interessi dei gestori delle cave – spesso collusi con ambienti criminali – che avrebbero visto crollare i loro affari. È necessario modificare quella legge tenendo conto del suo testo originario.

La rimozione controllata dagli alvei del detrito in eccesso dovrà avvenire anche mediante l’impressionante forza-lavoro delle migliaia di operai forestali di Calabria Verde che fino ad ora hanno “concepito” la pulizia degli alvei soltanto come taglio di vegetazione avvenuta mediante falci e pale, che non risolvono affatto il problema dell’intasamento dei fiumi. Per rendere veramente efficace l’azione di Calabria Verde sul territorio calabrese, gli operai forestali devono essere forniti di mezzi meccanici (pale, escavatori) in grado di rimuovere grandi volumi di terreno, per liberare i nostri fiumi dai detriti che possono essere utilizzati per il ripascimento delle nostre coste diffusamente interessati da fenomeni d’erosione costiera.

In riferimento al contrasto agli incendi boschivi, considerate le difficoltà oggettive della agenzia Calabria Verde preposta al loro spegnimento, proponiamo, così come avviene in molte regioni di Italia, di potenziare con fondi adeguati i sistemi locali come le associazioni di volontariato comunali e territoriali di protezione civile che, essendo ramificati e vicini ai territori, avranno il vantaggio di intervenire tempestivamente sugli incendi al loro insorgere, e di provvedere efficacemente al loro spegnimento. Per ottenere questo risultato dovremo ripartire da un progetto che avevo avviato ai tempi in cui dirigevo la protezione civile ma che poi non è stato mai completato: mediante l’utilizzo dei fondi europei, fornire a tutti i 404 comuni della Calabria mezzi fuoristrada (tipo pick-up) dotati di modulo per lo spegnimento degli incendi. I mezzi dovranno anche essere dotati di altri moduli intercambiabili utilissimi per la gestione di altri tipi di emergenze, come le pompe idrovore per eliminare l’acqua in caso di alluvioni, o come lo spargisale in caso di nevicate, o le torri-faro in caso di vari tipi di emergenze. La lotta agli incendi boschivi dovrà essere contrastata anche controllando le attività dei comuni che dovranno aggiornare obbligatoriamente il catasto degli incendi nel loro territori di competenza, atteso che la stragrande maggioranza dei comuni calabresi non provvedono a questo importante adempimento. La legge n.353/2000 obbliga i sindaci di compilare e trasmettere, entro il mese di ottobre di ogni anno, alla Regione ed al Ministero dell’ambiente una planimetria del territorio comunale percorso dal fuoco sulle quali devono essere applicati dei vincoli come il divieto di realizzare edifici, infrastrutture per dieci anni, il divieto di concessioni di finanziamenti pubblici per attività di rimboschimento e ingegneria ambientale, per cinque anni e il divieto di esercitare il pascolo e la caccia per dieci anni. Questi divieti rappresentano un ottimo deterrente nella prevenzione degli incendi boschivi ma, il quasi totale rispetto dei sindaci di questa legge, non ha consentito di applicare questo importante strumento di contrasto.

Come finora argomentato in varie parti di questo documento programmatico, un problema non più rinviabile che ci assumeremo se dovessi diventare presidente della Regione, sarà la profonda riorganizzazione strutturale dell’azienda Calabria Verde, che coinvolga sia l’organizzazione dirigenziale che la distribuzione sul territorio e la specializzazione delle maestranze. Il personale di Calabria Verde dovrà essere professionalizzato, addestrato e, così, adeguatamente incentivato – per essere reso funzionale al presidio, alla manutenzione ed alla salvaguardia del territorio, dando anche finalmente dignità e responsabilità professionali, più consone al loro grado di specializzazione, ai Sorveglianti Idraulici. Tali attività dovranno essere garantite, non come è avvenuto fino ad ora con azioni improvvisate, non coordinate e caotiche, ma in sinergia e sotto la stretta direzione e controllo dei dipartimenti e unità competenti della Regione Calabria, come la Protezione Civile regionale e come i  Dipartimenti Lavori Pubblici e Forestazione.

Proteggere il nostro mare sarà uno dei principali punti su cui intendiamo concentrare la nostra azione. Vogliamo risolvere questo annoso problema con una radicale riorganizzazione dell’intero sistema di depurazione della Calabria, attraverso il finanziamento tramite fondi europei di un Progetto Strategico Regionale finalizzato alla Depurazione e alla Salvaguardia del Mare. Tale progetto dovrà essere avviato alla luce di una ricognizione approfondita che individui tutte le peculiarità locali e le criticità dei singoli sistemi di depurazione. In tal modo i sistemi di depurazione che presenteranno criticità saranno integrati con elementi aggiuntivi, o adeguati tecnologicamente, o costruiti ex-novo, in base esigenze dei singoli comuni che tengano conto della popolazione di picco nel periodo estivo. Inoltre i depuratori dovranno essere forniti di centraline di telecontrollo a distanza che permettano di controllare in tempo reale lo stato di acque, pompe, serbatoi tubazioni; di individuare con immediatezza la presenza di perdite. Tali sistemi consentiranno di monitorare l’efficacia l’efficacia e la correttezza dell’azione dei sindaci nella gestione dei depuratori, e loro eventuali inadempienze. È importante mettere in campo anche sistemi di ultima generazione per la depurazione dei reflui fognari, che consentono ridurre i volumi dei fanghi di depurazione che costituiscono la principale criticità nella gestione del processo depurativo, o addirittura il loro ri-utilizzo in agricoltura.

Ove necessario, la Regione si dovrà sostituire ai Comuni che non fossero in grado di affrontare, sotto l’aspetto tecnico ed economico, un problema devastante per l’ambiente e per i riflessi negativi che ha sul turismo balneare. In tal caso verrà preservata e salvaguardata una delle principali fonti di sostentamento della nostra economia, il nostro mare.

Un progetto regionale per la depurazione in netta contrapposizione alla logica dello sperpero dei fondi europei fino riversati in una miriade di progetti inutili, cervellotici e disarticolati che non hanno portato alcun benessere alla nostra Terra.

I progetti dovranno essere eseguiti selezionando i migliori esperti sul territorio nazionale che siano nettamente al di fuori dei giochi di potere e degli interessi di casta pervadono nostra regione. A tal proposito si ricorda il tentativo di organizzazione nel sistema di depurazione che nel 2007 sfociò nella nota inchiesta giudiziaria denominata “Poseidon” che coinvolse vari politici calabresi, molti dei quali ancora sulla cresta dell’onda: il malaffare prese il sopravvento perché i progettisti erano collusi con i politici e il nostro mare, nonostante sia stato spesso quasi un miliardo di euro, non ha avuto benefici positivi tangibili.

Anche riguardo allo smaltimento di Rifiuti Solidi Urbani è necessario mettere in campo un progetto di radicale di riorganizzazione che passi innanzitutto attraverso l’investimento di risorse umane ed economiche per educare la popolazione calabrese alla raccolta differenziata e per incentivarla alle buone pratiche come i “cassonetti incentivanti” o le “macchinette mangia-rifiuti”, che si stanno rapidamente moltiplicando con grande successo in molte città italiane ed europee, per sostenere la diffusione della raccolta differenziata e consentire un corretto smaltimento dei rifiuti: cittadini, in cambio di un corretto deposito dei rifiuti e nei punti giusti, vengono premiati buoni per la spesa, buoni benzina, o addirittura con denaro contante (da 3 a 5 centesimi per una bottiglietta o una lattina consegnata).

L’auspicabile incremento della raccolta differenziata – attualmente fermo all’irrisorio valore del 40% (!) – dovrà prevedere la realizzazione di impianti idonei a recepire e smaltire i materiali di lavorazione delle attività di riciclo, che già ad oggi risultano fortemente insufficienti nonostante le bassissime percentuali di differenziata. Purtroppo, come accade per molti settori della regione, anche in questa procedura si evidenziano ritardi non giustificati: le pratiche amministrative connesse con i nuovi impianti che la Regione dovrebbe realizzare, a Catanzaro, Reggio Calabria e Rossano, sono ferme “nelle more dell’operatività delle Comunità d’Ambito”. Tali gravi ritardi comportano l’utilizzo di siti di smaltimento nel territorio extra-regionale, ove conferire gli scarti di lavorazione degli impianti di Rende, Crotone, Lametia Terme e Sambatello, con ulteriori aggravi di spesa.

Urgenti, a grande impatto sulla popolazione del territorio con investimenti limitati

  • Collegamenti stradali da ripristinare
  • Ponte sul torrente Allaro a Caulonia sulla 106 – a senso unico alternato per crollo parziale dal 2015 e poi chiuso completamente con apertura di un guado stradale nel marzo di quest’anno.
  • Ripristino delle due corsie sulla Locri – Gerace – a senso unico alternato per circa 600 metri per frana da più di 2 anni. A breve dovrebbero partire i lavori di ripristino. Ripartiranno?
  • Collegamenti ferroviari:
  • prosecuzione fino a Milano e Torino del Frecciargento che parte da RC alle 6.43 (potrebbe arrivare a Milano entro le 15.00 ed a Torino entro le 16.30).
  • partenza da Torino intorno alle 13 del Frecciargento che parte da Roma alle 17.28 ed arriva a RC alle 22.21.

La nuova coppia di Frecciargento, insieme ai Frecciargento Sibari – Bolzano e Bolzano – Sibari, consentirebbero alle popolazioni della Calabria di avere un buon collegamento su ferro con tutta la nazione e consentirebbero alla compagnia che li effettua di fare ottimi introiti nelle aree a maggior richiesta di trasporto della penisola.

  • Aeroporto di Reggio:

è stato di nuovo rifiutato dalle compagnie low cost.

Per provare a renderlo interessante sarà necessario uno sforzo da parte di Comune e Regione. E’ necessario ampliare il bacino di utenza potenziale. La soluzione più semplice, è quella di un autobus navetta in partenza dall’aeroporto con collegamento diretto con la stazione ferroviaria di Reggio Centrale ed il porto di Reggio. Gli orari delle navi veloci dal porto di Reggio a Messina dovranno essere regolati di conseguenza. In tal modo si contiene la percorrenza con Messina in 80 minuti. Si possono così risparmiare circa 50 minuti rispetto al collegamento fra Messina e Catania aeroporto.

  • Collegamento autobus fra Rosarno e Gioiosa.

Realizzare un collegamento dedicato fra la stazione di Rosarno e la costa ionica in corrispondenza dell’arrivo e dalla partenza dei Frecciargento.

  • Collegamento autobus fra Paola e Crotone.

Realizzare un collegamento dedicato fra la stazione di Paola e la città di Crotone in corrispondenza dell’arrivo e della partenza dei Frecciargento.

  • Porto di Gioia Tauro.

Investimenti sulla banchina, sull’ultimo miglio e sulle attrezzature del porto di Gioia Tauro per consentire lo scarico diretto dei container dalle navi sui treni, oltre che da una nave all’altra e dalle navi sui camion.

 

 

 

 

A medio termine, con investimenti più consistenti (fattibili in 5 anni)

 

  • Ponti sulla SS 106.

Allargamento dei ponti sulla 106 fra Monasterace e Soverato per la viabilità a breve distanza.

  • Riduzione emissioni inquinanti.

Acquisto di nuovi treni ed autobus da inserire fra i cespiti della regione per aumentare i collegamenti pendolari e per diminuire le emissioni inquinanti.

  • Intermodalità.

Creazione di aree di scambio intermodale, auto – autobus (metropolitana), auto – ferrovia, autobus – ferrovia (metropolitana), aereo – autobus per ridurre il traffico giornaliero.

  • Nodo di Lamezia Terme.

Spostamento della stazione di Lamezia Terme Centrale a ridosso dell’aeroporto con creazione di una stazione di scambio intermodale Treno – Aereo – Trasporto su gomma.

  • Raddoppio della linea ferroviaria jonica.

 

 

A lungo termine e con investimenti rilevanti (fattibili in più di 5 anni)

 

  • Completamento della variante a 4 corsie della 106 Jonica.

 

  • Completamento della corsia di emergenza dell’autostrada A2 da Cosenza a Falerna.

 

  • Ridefinizione e raddoppio della linea ferroviaria Lamezia – Catanzaro, rendendola percorribile da tutti i treni. Per i treni in direzione sud non dovrà essere necessario passare da Catanzaro Lido.

 

 

  • Ulteriore velocizzazione della linea ferroviaria Tirrenica da Sapri a Reggio Calabria.

 

  • Realizzazione dei collegamenti dei centri abitati delle pendici joniche dell’Aspromonte con gli assi stradali veloci di trasporto.

Per superare garantire il  Diritto allo Studio attiveremo una serie di azioni:

  • rendere strutturali i fondi per il diritto allo studio al fine di garantire con continuità la copertura per le borse di studio;
  • potenziare la residenzialità negli atenei calabresi;
  • incrementare decisamente i fondi destinati alla ricerca tramite il Por Calabria;
  • creare una “carta dello studente” per garantire l’assistenza sanitaria in loco e prezzi calmierati per il trasporto pubblico;
  • promuovere l’inclusione scolastica anche attraverso interventi diretti sul corpo docente;
  • sviluppare nelle scuole una coscienza ambientale paesaggistica del territorio
  • diffondere a partire dalle scuole la cultura della legalità;
  • innalzare delle competenze storiche, culturali e linguistiche del territorio;
  • promuovere la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, anche attraverso la conoscenza del fenomeno dell’emigrazione calabrese nel tempo;
  • promuovere progetti di valorizzazione dei talenti, sia nella fase di formazione scolastica, sia in quella d’inserimento lavorativo post-diploma;
  • salvaguardare e promuovere il benessere psico-fisico degli studenti, con interventi diretti anche alle famiglie;
  • organizzare sistemi di trasporto pubblico in grado di favorire la frequenza scolastica di studenti disagiati e residenti nei territori periferici.

La Calabria non deve essere solo rinnovata, ma deve anche diventare 2.0. A dispetto della banda larga, l’innovazione tecnologica in Calabria è ancora all’anno zero. I servizi amministrativi sono digitalizzati poco e male e la prassi degli sportelli tecnologici, altrove in fase avanzata, da noi è quasi inesistente, con ricadute negative persino sulla qualità di vita dei cittadini: si pensi alle code agli sportelli, fatte persino per pratiche anagrafiche. Ma l’amministrazione hi-tech è solo il punto di partenza di pratiche virtuose che devono necessariamente estendersi anche ai privati e devono diventare diffuse in tutti i settori produttivi. La presenza in Calabria di importanti istituzioni universitarie e di ricerca, garantisce la possibilità di utilizzare al meglio competenze e risorse umane di qualità;  il governo regionale dovrà operare per creare un collegamento stabile tra le Università, il mondo delle imprese e la pubblica amministrazione.

L’innovazione calabrese di punta non può prescindere dalla presenza nella Regione di tre importanti ed autorevoli atenei e ed enti di ricerca di caratura internazionale, oltre che numerose strutture regionali, che hanno già dimostrato nell’ultimo decennio la capacità reale di creare brevetti e aziende “spin-off” e “start-up innovative” universitari Uno “spin-off” universitario è un soggetto formato da professori, ricercatori universitari, dottorandi, borsisti dell’università o di enti pubblici di ricerca, che si distaccano dall’organizzazione di cui fanno parte per avviare un’attività imprenditoriale indipendente, finalizzata allo sfruttamento di competenze ed attività di ricerca. Le iniziative imprenditoriali nascono così per gemmazione da ambienti accademici o da istituzioni di ricerca. Gli spin-off rappresentano uno strumento fondamentale per il trasferimento alla Regione Calabria di tecnologie e competenze per il miglioramento della macchina burocratica e per lo sviluppo di imprese in grado di competere nei settori a più alto valore aggiunto. Una “start up innovativa”, nella new economy, è invece un’azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, che consente di produrre e vendere prodotti o servizi ad alto contenuto tecnologico.

Assieme all’avvito di spin-off e start-up innovative favoriremo la creazione di impresa innovativa anche come “spin-out” delle attività produttive regionali – e cioè la realizzazione di un processo di trasferimento tecnologico attraverso l’applicazione di nuovi accordi industriali tra imprese, università e centri di ricerca. In tal modo sarà superato il modello, ancora sostanzialmente di impostazione accademica, utilizzato col programma Calabriainnova, che non offre supporto alle fasi di incubazione e post-incubazione e di crescita dell’impresa, essendo focalizzato sulle fasi embrionali delle impresa: troppo poco per essere competitivi anche solo col resto d’Italia.

Per rendere attrattivo il territorio regionale per ricerche applicate e per aziende startup/spinoff è imprescindibile realizzare una rete regionale per l’incubazione di impresa innovativa con un ciclo continuo di animazione territoriale, selezione di idee, accompagnamento alla creazione di impresa, maggiore erogazione di servizi specialistici e servizi reali, formazione mirata alla crescita di impresa e al mercato, determinando nel contempo le condizioni per attrarre partner finanziari privati, oggi molto poco presenti, nelle più varie forme (equity, crowdfunding, business angels, investitori bancari, ecc.).

Tutto il sistema necessita di monitoraggio e indirizzo professionale permanentemente delle azioni e delle strutture operanti con verifica dei risultati in tempo reale e grande flessibilità di intervento. I misuratori di successo devono contemplare il fatturato di impresa, i nuovi posti di lavoro creati, la qualificazione degli addetti, l’impatto sui settori di punta quali ict, energia, tecnologie green, salute e qualità della vita, favorendo le pari opportunità, l’economia circolare e la responsabilità sociale di impresa.

Parallelamente all’innovazione tecnologica deve essere prevista la professionalizzazione del personale della pubblica amministrazione e privato, attraversi continui corsi di formazione ed aggiornamento che, a differenza di quanto è avvenuto in passato, non devono essere organizzati, con grande dispendio di risorse economiche, in modo casuale, giusto per non disperdere i fondo comunitari all’uopo destinati o per favorire interessi di casta, ma devono essere programmati con una logica ben precise a seconda delle esigenze della pubblica amministrazione e del mercato del lavoro. Tali corsi dovranno essere molto selettivi e pesare in modo determinante nell’avanzamento di carriera dei dipendenti.

La rinascita della nostra Terra non può prescindere da un dialogo continuo e intelligente con l’Europa. La programmazione delle risorse comunitarie è lo strumento fondamentale per la realizzazione degli obiettivi che ci siamo prefissati e per la tutela dei diritti negati ai Calabresi; tuttavia, rispetto al recente passato, bisognerà invertire il modo di concepirne la spesa.

I fondi europei non sono solo un aiuto alle imprese e alle amministrazioni pubbliche. Sono l’aggancio indispensabile tra la Calabria e l’Europa, il mezzo per trasformare l’economia calabrese in economia europea. Sono lo strumento attraverso cui gli imprenditori più capaci possono preservare la propria competitività assicurando i diritti e le pubbliche amministrazioni sviluppare i propri territori con uno sguardo rivolto al futuro.

È necessario un uso intelligente dell’europrogettazione, per canalizzare i fondi nella maniera più efficiente ed eliminare gli sperperi e le ruberie che, purtroppo, hanno reso tristemente famosa la Calabria.

I fondi dovranno essere immessi in circolo tramite un’attenta programmazione dei fondi che tenga conto di una visione complessiva delle problematiche e delle reali esigenze della Regione, e della sua naturale inclinazione alla produzione di ricchezza derivante dalle sue risorse. Solo attraverso un approccio programmatico all’erogazione dei fondi comunitari – mettendo la parola fine alla spesa “a pioggia”, quindi stop agli acceleratori di spesa che finora nulla hanno prodotto in termini di crescita e sviluppo – si potrà creare nuova economia, lavoro, coesione sociale, infrastrutture e turismo.

E anche in questo campo è necessario introdurre processi innovativi, come l’utilizzo di software di ultima generazione che la ricerca ha messo a disposizione, in grado di simulare le conseguenze di lungo-periodo della politica di coesione, dall’allocazione dei fondi, alla produzione dei bandi, alla gestione delle domande fino al processo di rendicontazione.

Per il ruolo istituzionale e per la loro vicinanza alla popolazione, il peso di ricercare soluzioni a tutti i rischi e alle emergenze che a vario livello affliggono la Regione (rischio idrogeologico e sismico, emergenza rifiuti, mare, sanità, ecc.) è ricaduto quasi interamente sui Sindaci, principali tutori della sicurezza dei cittadini, la cui capacità di soluzione si è arenata di fronte alla carenza di risorse economiche adeguate alle necessità dal oro prospettate e a strumenti normativi inadeguati per contrastare fenomeni portata superiore alla loro capacità programmatoria.

Troppo spesso i Sindaci sono stati lasciati soli.

Per arginare efficacemente questo problema vogliamo costituire un “comitato dei sindaci” che con cadenza bimensile si riunisca – per diverse aree geografiche – con il presidente della Regione ed i responsabili dei vari dipartimenti, per prospettare i relativi problemi dei singoli comuni ed assieme trovare soluzioni condivise e risposte per i cittadini.