Tag: Tirocinanti calabria

Tesoro Calabria categorico: Stop all’Odissea dei tirocinanti

Tesoro Calabria categorico: Stop all’Odissea dei tirocinanti

Pubblicato il: 7 Aprile 2021

È arrivata all’ultimo atto, dopo innumerevoli promesse mancate e tante vicissitudini, l’annosa vicenda della stabilizzazione dei tirocinanti  calabresi. Che vedono finalmente un bagliore di luce, dopo un lungo periodo di buio profondo,  caratterizzato  da  numerose, ma purtroppo vane, promesse ricevute dalla classe politica alla guida della Regione. L’esercito di lavoratori ‘pseudo-apprendisti’ dislocati in diversi settori è ancora oggi considerato tale, malgrado ognuno di loro abbia acquisito un importante bagaglio professionale degno di un contratto da dipendente a tutti gli effetti del rispettivo ambito tanto nel privato quanto nel pubblico. Ed è ciò che è emerso dalla discussione intrapresa da Tesoro Calabria con gli stessi tirocinanti. I quali non sono inquadrati in un formale rapporto, né autonomo né subordinato, avendo invece quale unico scopo il medesimo apprendistato. Parliamo della preparazione necessaria ad aumentare le chance per l’ingresso nel mondo del lavoro. Il problema concreto  riguarda, però, il periodo successivo. Perché, una volta esaurita la fase della formazione peraltro più volte prorogata, non è stata mai concessa l’opportunità di uno sbocco occupazionale in forma stabile con una tutela garantita e un’adeguata  retribuzione. Eppure è noto come alcuni di loro siano stati utilissimi sia in ambito pubblico quanto nel privato in enti e addirittura ministeri come Giustizia, Miur e Mibact, che li hanno per così dire ospitati e in favore di cui prestano tuttora in modo proficuo, e ormai da lungo tempo, un’attività mascherata da tirocinio senza una paga commisurata all’impegno profuso. Motivo per cui, l’obiettivo è adesso di dimenticare le tante promesse da marinaio ricevute nel corso degli anni da tutti i partiti e gli schieramenti calabresi fra cui figura come ovvio l’attuale classe politica che si vanta di essersi spesa moltissimo per risolvere tale problematica. Peccato che si sia trattato di parole belle, ma vuote, a fronte di nessun risultato concreto raggiunto. Uno spot elettorale, insomma, che si è stanchi di ascoltare. Ebbene, dopo quanto sopportato, le delusioni patite in quantità industriale potranno essere finalmente cancellate soltanto se l’attuale giunta regionale si attivi seriamente sul nostro fronte. Viviamo infatti un particolare momento storico, da un lato per la triste emergenza pandemica in corso e dall’altro per la spaventosa mole di finanziamenti europei che arriveranno a breve anche alla Calabria attraverso il Recovery Fund. Ed allora non ci sono più scuse! Occorrono progetti adeguati affinché una tranche delle risorse presto ricevute siano destinate alla definitiva sistemazione dei tirocinanti, intavolando trattative ad hoc con il Governo e prospettando delle tangibili soluzioni quali ad esempio quelle tese a incoraggiare le assunzioni mediante consistenti sgravi fiscali in favore dei privati che si determinano a contrattualizzarli in modo definitivo. Stessa cosa dicasi per la parte pubblica, riconoscendo un altissimo punteggio di base dovuto all’abilitazione conseguita e attestata dalla  Regione, che dovrà bandire un concorso per facilitarne l’accesso nella Pa. In ogni caso inequivocabile dovrà questa volta essere l’indirizzo che la governance calabrese è chiamata ad adottare nei confronti dei tirocinanti con la consapevolezza di avviare una mirata azione  in grado di cogliere l’opportunità della copertura economica della loro stabilizzazione e la necessità di non privarsi della preparazione acquisita da queste migliaia di donne e uomini.  

La posizione di Tansi sui tirocinanti calabresi

La posizione di Tansi sui tirocinanti calabresi

Pubblicato il: 23 Gennaio 2021

Nessun futuro roseo per i 6.522 tirocinanti calabresi, purtroppo. Niente di nuovo all’orizzonte verrebbe quindi da esclamare. Almeno a giudicare dall’immobilismo di cui sono preda, in virtù anche e soprattutto della pandemia in atto. Una terribile emergenza, quest’ultima. Che tuttavia non serve a giustificare i circa nove anni precedenti durante cui tali svariate migliaia di lavoratori sono state tenute in un limbo con la classe dirigente, di ieri e di oggi, indifferente. Anzi, forse persino colpevole nel relegarle a una vita grama fatta di ansia e incertezza. Senza contare che la formula del tirocinio ha una scadenza naturale fissata dopo un anno dalla sua attivazione. Ecco allora che se lo si blocca si tengono ‘appesi’ più del dovuto i destinatari. E io, proprio con loro, ho assunto un impegno preciso, pur sapendo di non essere in lizza per un incarico di Governo, organo a cui compete la maggior parte delle scelte in merito. Ma anche la Regione gioca come ovvio un ruolo, peraltro nient’affatto secondario, in questa delicata partita e, lo ripeto, io ho intenzione di spendermi in ogni modo per inserire la contrattualizzazione dei tirocinanti nel progetto di Tesoro Calabria di amministrazione del territorio. Sarà in sostanza parte del nostro programma. Perché parliamo di un esercito di persone rientrante nella categoria dei cosiddetti ‘lavoratori ex mobilità in deroga’ che prestano servizio, ben oltre il tirocinio formativo, negli enti pubblici e privati e nelle sedi distaccate dei vari dicasteri: Giustizia, Miur, Mibac e così via. La loro attività, inoltre, è ormai ritenuta fondamentale per il funzionamento delle stesse strutture. Sebbene ciò, molte sono state le promesse di stabilizzazione ricevute nel tempo. Ahimè, però, sempre rivelatesi da marinaio. Nessuna Giunta, avvicendatasi al vertice della Cittadella, ha infatti finora mosso un dito sul piano della concretezza per aiutarli. Forse perché conviene a parecchi ‘rappresentanti del popolo’ disporre di un ampio bacino elettorale sempre ‘caldo’ al quale attingere. E intanto più di seimila madri e padri di famiglia, ma anche tante donne e uomini singoli, seguitano a svolgere un’attività professionale senza diritto alla retribuzione, dal momento che i 500 euro lordi al mese percepiti dai diretti interessati non possono certo essere considerati alla stregua di uno stipendio degno di tal nome, non solo in termini contributivi ma pure previdenziali. Come se non bastasse, a tutto ciò si somma, da circa 12 mesi, lo tsunami Covid che rende difficile, se non addirittura impossibile, la ripartenza per alcuni mentre la pone a forte rischio per altri. Si tratta dunque di soggetti privi di tutele, pure sotto il profilo del rischio contagio da Coronavirus, ma in particolare dell’assenza di adeguato riconoscimento economico per come premesso. Rendo infine noto che presto mi occuperò anche degli ex Lsu-Lpu e dei percettori di mobilità in deroga, che meritano attenzione.

Carlo Tansi Presidente