Tag: ndrangheta in calabria

Inchiesta Petrol Mafie «Altro duro colpo inferto alle cosche»

Inchiesta Petrol Mafie «Altro duro colpo inferto alle cosche»

Pubblicato il: 8 Aprile 2021

Se un uomo della levatura e delle competenze giuridiche e investigative del procuratore Nicola Gratteri, in questo momento e non solo il numero uno al mondo in fatto di conoscenza e contrasto alla consorteria malavitosa tristemente nota da sempre come ‘ndrangheta, ha definito la maxi-operazione odierna una sorta di Rinascita-Scott 2 per livello d’importanza, con la prima considerata la madre di tutti i processi contro la Cosa Nostra calabrese, significa che è stato inferto un altro durissimo colpo ad alcune tra le cosche più potenti e temibili della criminalità organizzata della regione. Sto parlando come ovvio di clan che non tralasciano di infiltrare alcun comparto dell’economia locale, nazionale e internazionale, inquinandola talvolta in maniera addirittura irrimediabile. Stavolta il settore, per così dire compromesso, è quello della commercializzazione e diffusione del petrolio. Che, pensate, in base ai desiderata dei capibastone del luogo avrebbe dovuto essere portato a Vibo a bordo di mega-navi cisterna per poi essere scaricato nel porto della città in cui sarebbe stato stoccato in un grande box. Se la mafia del territorio, ma più in generale della regione, lo vuole si può quindi far sì che a Vibo attracchino anche le petroliere. Ragion per cui, dopo lo sconcerto iniziale, se non stessimo parlando di un vero e proprio dramma finora senza fine verrebbe quasi da riprendere una vecchia battuta assai insultante su di noi ovvero sulla ‘Calabria Saudita’, sfruttandola in chiave sarcastica per definire il progetto delle ‘ndrine trasformatesi per una volta in arabi con il pallino per l’oro nero. Frasi più o meno spiritose a parte, plaudo ancora una volta a un altro straordinario successo del dottor Gratteri che, coordinando il lavoro di ben quattro Direzioni distrettuali antimafia ossia quella di Catanzaro di cui è a capo oltre alle Dda di Reggio, Napoli e Roma, ha sgominato un’associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata peraltro alla commissione dei gravissimi reati di estorsione; riciclaggio e intestazione fittizia di beni, per giunta aggravati dalle modalità mafiosa, nonché all’evasione dell’Iva e delle accise sui prodotti petroliferi destinati al consumo. Forza procuratore Gratteri, dunque, che ancora una volta ci rende orgogliosi, avendo segnato l’ennesimo prezioso gol, un atto professionale di inestimabile valore per l’intera comunità, ai danni della Piovra calabrese da centravanti fuoriclasse della legalità qual è .Ecco perché i cittadini perbene, che grazie al Cielo non sono pochi, sono a fianco a lui e lo resteranno fino all’ultimo giorno in cui sarà impegnato alla guida dei magistrati del primo grado di giudizio catanzaresi e dei loro colleghi di tutto il Distretto Antimafia.

Il caso Coco fa emergere una sanità calabrese completamente in mano alla ‘ndrangheta

Il caso Coco fa emergere una sanità calabrese completamente in mano alla ‘ndrangheta

Pubblicato il: 25 Marzo 2021

La grave vicenda di Antonino Coco, ginecologo e candidato leghista alle Regionali 2020, ‘farlocco’ in realtà considerato come fosse attivamente impegnato ad appoggiare nella stessa tornata il meloniano Domenico Creazzo poi arrestato per il sostegno elettorale ricevuto dalla ‘ndrangheta, non può che inquietarci una volta di più semmai ce ne fosse bisogno. Lo scenario in questo caso dipinto dalla Procura di Reggio sull’Asp del territorio in seguito all’inchiesta Chirone è infatti a tinte fosche. E sono i magistrati e gli organi inquirenti della città dello Stretto a dirci il perché, portando alla luce un sistema reggino in cui una ramificatissima storica ‘ndrina aveva allungato i tentacoli sull’azienda sanitaria anche e soprattutto grazie a funzionari e dirigenti-medici compiacenti quale appunto Coco. Alla luce di ciò che sostengono i Pm, ecco dunque emergere un altro intero apparato fondamentale della nostra società marcio e corrotto fin nel midollo. Realtà che ci deve per l’ennesima volta far saltare sulla sedia, poiché a essere infiltrata è la Sanità .Un settore di cui io mi occupo quasi ogni giorno, cercando per ora soltanto di monitorare e battermi per migliorare le tante pecche del medesimo cruciale comparto. Un ambito che se, al di là dei problemi di vario genere da cui è interessato in particolare dalle nostre parti, viene pure infiltrato dalla mafia fa correre ai calabresi rischi di ogni genere. Perché una rete sanitaria a maglie troppo larghe, o addirittura rotte, per consentire il passaggio di fiumi di denaro destinato alle cosche non può assicurare alcun livello accettabile di prestazioni in favore dell’utenza. Ma, al contrario, è sempre sinonimo di cure e assistenze scadenti con tutto ciò che ne consegue, anche in termini drammatici ossia di vite umane sacrificate sull’altare del profitto indebito da garantire alla criminalità organizzata e a quei pezzi di società civile complice per interessi particolari e personali da tutelare. Una condotta inqualificabile e che consente alla Cosa Nostra calabrese di crescere e diventare sempre più potente.

Camere Penali contro Iacona? In Calabria è normale: si attacca chi denuncia, non chi delinque. Ma assordante è il silenzio della politica.

Camere Penali contro Iacona? In Calabria è normale: si attacca chi denuncia, non chi delinque. Ma assordante è il silenzio della politica.

Pubblicato il: 18 Marzo 2021

Un attacco strumentale, che va ben oltre il libero diritto di critica di uno qualunque dei telespettatori paganti di una produzione televisiva del servizio pubblico garantito dalla Rai. Mi riferisco, come ovvio, a quanto l’Unci Calabria, vale a dire l’articolazione territoriale delle Camere Penali, ha sostenuto attraverso un comunicato ufficiale diramato a tutti gli organi di stampa, tuonando contro l’approfondimento giornalistico sullo storico primo maxi-processo alla ‘ndrangheta denominato Rinascita-Scott, proposto da Riccardo Iacona nell’ormai notissima Presadiretta lunedì scorso secondo la stessa Unci lesivo del diritto alla difesa degli imputati. Una posizione, quella assunta dalle Camere Penali calabresi, che francamente non sta in piedi, considerato come per un procedimento di tali dimensioni e così sfaccettato, con centinaia di presunti colpevoli alla sbarra, diventa impossibile creare una qualche forma di condizionamento di natura mediatica della Corte giudicante. E a riguardo mi permetto di ricordare, pur non essendo un tecnico della materia, che qui non si sta ad esempio parlando dei delitti di Erba, Cogne o Avetrana, con uno o al massimo due imputati e un numero imprecisato di talk-show interamente dedicati al tema con tanto di plastici illustrativi ed esperti consulenti nei vari studi televisivi intenti a spaccare il capello in quattro e ad analizzare apparenti prove e indizi come fossero sì, davvero, dei periti in un’aula di Giustizia. Nell’occasione di Presadiretta si discute infatti di ben altro, ossia di uno squarcio coraggiosamente aperto su un mondo blindato, impenetrabile, protetto a ogni livello ovvero quello della più potente consorteria criminale del mondo. Fatto che va molto oltre al medesimo processo Rinascita-Scott, assumendo peraltro una valenza altissima secondo il principio sancito dall’art. 21 della Costituzione mediante cui i nostri Padri Costituenti hanno tutelato la libertà di espressione e informazione. Iacona ha dunque scoperchiato il Vaso di Pandora, illuminando il tenebroso sottobosco in cui si saldano gli interessi perversi di vecchi boss ancora degni del Padrino, e simbolicamente legati a coppola e lupara, quasi fossero ‘chiddi cu i peri incritati’ tipo Riina e Provenzano; nuovi famelici capibastone più affaristici e intraprendenti; insospettabili colletti bianchi al completo servizio in cambio di fiumi di denaro da parte dei vertici delle varie ‘ndrine; appartenenti alle forze dell’ordine corrotti e alcuni di quei ‘bravi cittadini’ a disposizione del Sistema in cerca di utilità di qualsivoglia genere. Una Malapianta che cresce infestando una foresta sana e drogando l’economia e la società di una regione altrimenti fra le più belle d’Italia e non solo. Ma quello che mi fa più male, addirittura sconvolgendomi, non è tanto l’affondo dell’Unci regionale a salvaguardia dei suoi interessi fra avvocati secondo l’accusa asseriti burattinai di certi giochi di potere e soldi, tantissimi soldi, imputati eccellenti e capimafia ottimi clienti, bensì l’assordante silenzio della politica. Un’Istituzione che avrebbe dovuto urlare tutto lo sdegno e la rabbia per quanto mostrato da Rai3 in diretta nazionale e viceversa chiusa a riccio, per i troppi inconfessabili strusci con quel mondo di mezzo, in attesa di veder passare la tempesta. Una vergogna senza fine. Una pagina nera, da voltare al più presto. Perché unicamente con una classe dirigente, intesa nel suo complesso, non impermeabile rispetto a certe lusinghe si è potuti arrivare a questo punto. Quasi di non ritorno. Alla politica di tutte le ‘colorazioni’ hanno insomma fatto gola voti e formidabili appoggi economici per le campagne elettorali, motivi alla base di un patto con il Diavolo che hanno pagato, e stanno pagando a caro prezzo, tantissime generazioni di calabresi onesti. Ecco perché è arrivato il momento di dire basta, ma serve una rivoluzione dal basso .Ogni persona perbene, per quel che può, inizi dunque a rendersi promotrice e artefice del cambiamento.