Tag: ndrangheta

Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Pubblicato il: 31 Marzo 2021

Pare che il terribile Covid almeno un unico effetto positivo lo abbia prodotto: l’arresto di ‘Ciccio Pakistan’, al secolo Francesco Pelle, andatosi a curare proprio dal Coronavirus in una clinica di Lisbona durante il periodo in cui si era dato alla macchia in terra lusitana. Una delle migliori notizie degli ultimi tempi, mi sento quindi subito di commentare. E non solo per la Calabria bensì per l’Italia e forse il mondo intero. Stiamo infatti parlando di quello che gli organi di stampa hanno senza mezzi termini definito un superlatitante malgrado la relativamente giovane età e soprattutto la condizione di persona priva dell’uso delle gambe in seguito a un ferimento riportato alla schiena durante un non pienamente riuscito attentato subìto. Un boss tanto efferato quanto potente, che richiama alla mente una delle guerre di ‘ndrangheta fra le più lunghe e sanguinarie della storia di Cosa Nostra calabrese in stile Il Padrino. Mi riferisco, come ovvio, alla faida di San Luca, pretestuosamente iniziata un Carnevale di circa 30 anni fa per uno scherzo ritenuto troppo offensivo: un lancio di uova, interpretato come uno sgarro o uno sberleffo nell’arcaico e tribale codice mafioso, da cui era partito tutto ovvero un’incontrollata escalation criminale sfociata nell’omicidio della giovane Maria Strangio, uccisa in un agguato teso al marito il giorno di Natale del 2006, e nella successiva strage di Duisburg di Ferragosto ossia otto mesi dopo. Un episodio così drammatico e cruento, con tante vittime mietute in mezzo alla strada, da destare scalpore a livello planetario. Ecco dunque che emerge lo spessore criminale di un soggetto il quale, neppure ancora 45enne, ha già sulle spalle una condanna definitiva all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio. Pena estrema che aveva eluso dopo essersi dato alla fuga, malgrado la condizione di grande invalidità da cui è afflitto, mentre era gravato dall’obbligo di dimora a Milano. Adesso, però, non è più uccel di bosco grazie a una brillante operazione coordinata dalla Procura di Reggio e dal suo capo Giovanni Bombardieri che in riva allo Stretto sta conducendo una battaglia coraggiosa e nobile come quella portata avanti a Catanzaro, e per competenza in materia di ‘ndrangheta nel resto della regione a eccezione proprio della provincia reggina, da un magistrato del calibro di Nicola Gratteri. Si tratta di due servitori dello Stato uniti, insieme ad altri loro colleghi di alto profilo, nello sforzo immane di disarticolare la temibile Piovra calabrese a cui, nei limiti del suo ruolo, Tesoro Calabria, e io in sua rappresentanza, starà sempre a fianco, strenuamente a difesa della legalità e dell’onestà

Tansi: distruggeremo il sistema ‘ndranghetistico descritto ieri a Presadiretta

Tansi: distruggeremo il sistema ‘ndranghetistico descritto ieri a Presadiretta

Pubblicato il: 16 Marzo 2021

Il desolante e avvilente scenario ieri emerso alla trasmissione Presa Diretta credo abbia finalmente fatto capire a tutti, cosa significhi operare in Calabria. Quanto insomma costi semplicemente fare il proprio dovere in una terra purtroppo marcia e corrotta fin nel midollo. Io, però, pur essendo a conoscenza dei gravissimi rischi, non soltanto di natura professionale, a cui andavo incontro non mi sono di certo tirato indietro.  E l’ho fatto, pur come premesso a prezzo di notevoli sacrifici personali, ma conscio del fatto che dopo aver tutelato la maggior parte dei dipendenti regionali al lavoro nel Dipartimento della Protezione Civile, di cui avevo l’onore e l’onere della direzione, avrei anche dovuto salvaguardare, nei limiti del mio ruolo come ovvio, tutti i cittadini calabresi. Minacciati, prim’ancora che dalla più potente consorteria malavitosa del mondo, dai suoi fiancheggiatori in giacca e cravatta. Politici e professionisti insospettabili che tentano di infiltrarsi in tutti i gangli della società civile e, soprattutto, del potere istituzionale. Il Sistema Calabria, ieri sera identificatosi e palesatosi sugli schermi di Rai3 con l’ancor più corrotto Sistema Catanzaro, non può più dunque essere un mistero, o una suggestiva invenzione a seconda dei casi, per nessuno. E chiunque dovesse continuare a ignorarlo o, peggio, a negarlo sarà facilmente smascherato come sodale di determinati personaggi della cricca, sempre i soliti peraltro, che unitamente alla folta schiera dei loro lacchè soffocano questa terra bellissima ma disgraziata. Comunque sia, il sottoscritto, Tesoro Calabria, TanDem e l’intero nostro progetto di profondo rinnovamento del governo della regione, non si fermano e oggi vanno anzi avanti ancor più spediti, confidando nell’azione salvifica di uomini di altissima levatura umana, morale e professionale, come il procuratore Nicola Gratteri di cui io e tutti noi del popolo arancione siamo per il momento solo convinti sostenitori in attesa di dargli una mano in concreto una volta entrati, grazie alla volontà popolare, nei palazzi della politica locale in cui imporre una mentalità nuova all’insegna della legalità e della trasparenza. Accanto a lui, l’auspicio inoltre è che ci sia sempre un’informazione libera e mai al soldo di alcuno come quella proposta dall’amico Riccardo Iacona a cui va il mio personale ringraziamento.

Dalla parte di don Giacomo Panizza

Dalla parte di don Giacomo Panizza

Pubblicato il: 11 Marzo 2021

Voglio esprimere la mia vicinanza e solidarietà a Don Giacomo Panizza e a tutta la comunità di Progetto Sud per le vergognose intimidazioni ricevute. Un gesto ignobile ad un autentico prete-coraggio che, grazie al prezioso lavoro realizzato con Progetto Sud in un contesto assai difficile come quello lametino, ha sfidato la Piovra con i fatti e non con le chiacchiere.

Un uomo di Chiesa venuto qui da noi da molto lontano a testimoniare nella quotidianità, e a prezzo di enormi rischi, la vera missione di Cristo in una terra purtroppo martoriata e soggiogata dalla più pericolosa consorteria malavitosa del pianeta. A Don Giacomo e alla comunità tutta di Progetto Sud voglio dire che nessuno rimarrà mai solo e che potranno sempre contare sul nostro aiuto.