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Con me spazio alle persone per bene che non hanno “santi” in paradiso

Con me spazio alle persone per bene che non hanno “santi” in paradiso

Pubblicato il: 11 Aprile 2021

Mi impegnerò con tutte le mie forze e la mia passione per liberare la Regione Calabria dal malaffare e dalla malaburocrazia, e la farò diventare un fiore all’occhiello per l’intero Paese. Con i fatti, non con le parole. Esattamente come ho fatto alla guida della Protezione civile della Calabria: prima denunciando e mandando in carcere i miei predecessori che l’avevano saccheggiata per decenni e rubato centinaia di milioni di euro, e poi portandola da Cenerentola d’Italia a sistema altamente tecnologico diventato modello di riferimento per molte regioni italiane che ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali. E tutto questo togliendo a calci nel sedere i papponi e presuntuosi figli di papà o gli imbroglioni che occupavano le postazioni di comando della protezione civile, e facendo spazio ai giovani e meno giovani competenti e perbene che non avevano santi in Paradiso.

Io, sempre e comunque dalla parte dei lavoratori

Io, sempre e comunque dalla parte dei lavoratori

Pubblicato il: 11 Aprile 2021

C’è da sempre un dilemma con cui fare i conti, soprattutto in Calabria, quando ci si determina di stare a fianco dei meno privilegiati, ossia se tale presa di posizione possa pure comportare, in parecchie situazioni, l’inevitabile difesa di quanti li usano o strumentalizzano per trarne profitto facendo pressione sull’opinione pubblica, e quindi sulla politica, affinché i più deboli siano ‘salvati’ con ad esempio conseguenti grossi vantaggi per i proprietari di un’azienda in cui sono occupati che altrimenti chiuderebbero ‘baracca e burattini’. Ecco perché, e voglio precisarlo a chiare lettere, il mio intervento odierno è soltanto indirizzato a sostenere in tutto e per tutto dei lavoratori, da sempre l’anello debole della catena in qualsiasi contesto, che subiscono immancabilmente le scelte della parte datoriale da cui sono stipendiati e soprattutto della politica, non meno opportunista di coloro i quali devono trarre profitto dalle rispettive attività. Semmai il contrario. Fatta la doverosa premessa, nel caso di specie, mi voglio occupare, spendendomi in loro favore, delle 250 unità finora impiegate a vario titolo nelle Terme Luigiane. Ma non mi limiterò a farlo con un comunicato stampa, quasi di prammatica. Dal momento che, viceversa, è mia ferma intenzione capire bene come stiano le cose anche alla luce di quanto letto sugli organi di informazione da moltissimo tempo. È il motivo per cui profonderò, nei limiti della mia funzione attuale s’intende, il massimo impegno personale, battendomi insieme ai dipendenti delle Terme a cui ho peraltro chiesto un incontro a breve. Un confronto a cui parteciperò al fine di avere un quadro ancora più chiaro dell’ormai lunga storia che dal 2016 a oggi, anno di scadenza del contratto di concessione della gestione delle acque alla Sateca SpA da parte dei Comuni di riferimento Guardia Piemontese e Acquappesa, hanno vissuto la grama prospettiva del precariato a oltranza. Io, lo ribadisco, non voglio addentrarmi in questioni di gestione o accordi aziendali, benché vada ricordato come i diretti interessati nella circostanza difendano a ‘spada tratta’ i vertici della stessa Sateca. Ma è un aspetto che, ripeto, a me interessa poco. Credo però sia doveroso a…prescindere supportare questa gente che nella difficile fase corrente potrebbe ritrovarsi in mezzo a una strada in preda a un’emergenza assoluta. Senza un euro in tasca, insomma. Mi preme allora sollecitare la Regione, che in base alla legge avrebbe un ruolo da protagonista nella vicenda ma finora ricoperto all’insegna della più totale inerzia, e le due amministrazioni municipali citate in precedenza. Che, qualunque sia lo sbocco finale dell’ormai annosa querelle fra enti pubblici a ogni livello e impresa privata, dovrebbero avere l’imperativo categorico di salvaguardare il tasso occupazionale della loro area di pertinenza. Sempre e comunque. Perché il resto sono vuote chiacchiere fatte da chi coltiva interessi, diversi e particolari, sulla pelle di brave persone, che hanno il solo torto, lo dico per paradosso come ovvio, di voler continuare a guadagnarsi il pane onestamente e con sacrificio.

La politica calabrese che fa scappare i suoi figli migliori

La politica calabrese che fa scappare i suoi figli migliori

Pubblicato il: 10 Aprile 2021

Non lo scopriamo di certo all’alba del 10 aprile 2021 il dramma dell’emigrazione. Perché, salvo non si lasci la propria terra per una precisa volontà, chi è che non vorrebbe restare nel posto in cui è nato e cresciuto, fosse anche una sperduta landa africana per dirla con il procuratore Nicola Gratteri. Ma tant’è, ci sono posti come la nostra amatissima terra di Calabria in cui partire non è purtroppo frutto di una libera scelta professionale o persino di vita bensì un vero e proprio obbligo se si vuole sopravvivere. Non certo perché da noi ci siano guerre o carestie come in molti luoghi della terra, almeno questo per fortuna no, ma dal momento che qui non c’è lavoro e quindi mancano libertà e dignità. Lo dico dopo aver letto la struggente lettera di un giovane sanlucidese, ripresa dal noto giornalista e protagonista dei social media per il suo altissimo indice di gradimento testimoniato da centinaia di migliaia di followers, Andrea Scanzi. Che malgrado la missiva trattasse un tema annoso, e conosciuto anche dalle pietre ormai, ha evidentemente toccato le menti e i cuori non solo del notista de Ilfattoquotidiano ma anche di moltissimi altri lettori i quali hanno condiviso con questo fiero ma amareggiato figlio di Calabria un diffuso sentimento popolare.Espresso raccontando i sacrifici di chi magari, pur iperqualificato, parte alla volta di una qualunque destinazione d’Italia, d’Europa o del mondo, con tanta tristezza però quantomeno con la prospettiva di essere valorizzato per come merita pur a prezzo di tanti sacrifici. A parte tutto, comunque, a me sale il magone. Forse da padre di due giovani in fase di formazione. Sì, sarà infatti la ragione per cui avverto una sensazione strana di rabbia, mista a frustrazione e nostalgia, nell’assistere alle migliaia di ‘viaggi della speranza’ come e molto di più che in Sanità delle menti più fervide e brillanti da una terra pur ricca di tantissime risorse .Che però non riesce a trattenerli, anzi li invita a scappare appena possibile. Si tratta di ragazzi dunque vittime di una classe politica e dirigente che per mantenersi in sella, per giunta prosperando, non esita a giocare sulla pelle di autentici fuoriclasse, molti dei quali diventano poi dei big assoluti in vari campi oltre i confini regionali, nazionali ed esteri. Un bel regalo che grazie a indegni politicanti facciamo ad altri territori. E parlo paradossalmente delle stesse zone del Paese che sovente poi ci denigrano e si fanno beffe di noi. Ma, attenzione, non sottovaluto di certo chi va via per bisogno senza essere in possesso di particolari facoltà e competenza. Perché non ha meno diritto a vivere accanto alla famiglia a casa sua, facendo il cameriere o l’operaio con tanta onestà e laboriosità. Ci mancherebbe. Ecco il motivo per cui è giunta l’ora di voltare finalmente pagina, mandando a casa governanti indegni, avvicendandoli con quanti hanno davvero a cuore le sorti e il futuro della Calabria e della collettività, non solo invece di se stessi e dei loro accoliti.

Inchiesta Petrol Mafie «Altro duro colpo inferto alle cosche»

Inchiesta Petrol Mafie «Altro duro colpo inferto alle cosche»

Pubblicato il: 8 Aprile 2021

Se un uomo della levatura e delle competenze giuridiche e investigative del procuratore Nicola Gratteri, in questo momento e non solo il numero uno al mondo in fatto di conoscenza e contrasto alla consorteria malavitosa tristemente nota da sempre come ‘ndrangheta, ha definito la maxi-operazione odierna una sorta di Rinascita-Scott 2 per livello d’importanza, con la prima considerata la madre di tutti i processi contro la Cosa Nostra calabrese, significa che è stato inferto un altro durissimo colpo ad alcune tra le cosche più potenti e temibili della criminalità organizzata della regione. Sto parlando come ovvio di clan che non tralasciano di infiltrare alcun comparto dell’economia locale, nazionale e internazionale, inquinandola talvolta in maniera addirittura irrimediabile. Stavolta il settore, per così dire compromesso, è quello della commercializzazione e diffusione del petrolio. Che, pensate, in base ai desiderata dei capibastone del luogo avrebbe dovuto essere portato a Vibo a bordo di mega-navi cisterna per poi essere scaricato nel porto della città in cui sarebbe stato stoccato in un grande box. Se la mafia del territorio, ma più in generale della regione, lo vuole si può quindi far sì che a Vibo attracchino anche le petroliere. Ragion per cui, dopo lo sconcerto iniziale, se non stessimo parlando di un vero e proprio dramma finora senza fine verrebbe quasi da riprendere una vecchia battuta assai insultante su di noi ovvero sulla ‘Calabria Saudita’, sfruttandola in chiave sarcastica per definire il progetto delle ‘ndrine trasformatesi per una volta in arabi con il pallino per l’oro nero. Frasi più o meno spiritose a parte, plaudo ancora una volta a un altro straordinario successo del dottor Gratteri che, coordinando il lavoro di ben quattro Direzioni distrettuali antimafia ossia quella di Catanzaro di cui è a capo oltre alle Dda di Reggio, Napoli e Roma, ha sgominato un’associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata peraltro alla commissione dei gravissimi reati di estorsione; riciclaggio e intestazione fittizia di beni, per giunta aggravati dalle modalità mafiosa, nonché all’evasione dell’Iva e delle accise sui prodotti petroliferi destinati al consumo. Forza procuratore Gratteri, dunque, che ancora una volta ci rende orgogliosi, avendo segnato l’ennesimo prezioso gol, un atto professionale di inestimabile valore per l’intera comunità, ai danni della Piovra calabrese da centravanti fuoriclasse della legalità qual è .Ecco perché i cittadini perbene, che grazie al Cielo non sono pochi, sono a fianco a lui e lo resteranno fino all’ultimo giorno in cui sarà impegnato alla guida dei magistrati del primo grado di giudizio catanzaresi e dei loro colleghi di tutto il Distretto Antimafia.

Tesoro Calabria categorico: Stop all’Odissea dei tirocinanti

Tesoro Calabria categorico: Stop all’Odissea dei tirocinanti

Pubblicato il: 7 Aprile 2021

È arrivata all’ultimo atto, dopo innumerevoli promesse mancate e tante vicissitudini, l’annosa vicenda della stabilizzazione dei tirocinanti  calabresi. Che vedono finalmente un bagliore di luce, dopo un lungo periodo di buio profondo,  caratterizzato  da  numerose, ma purtroppo vane, promesse ricevute dalla classe politica alla guida della Regione. L’esercito di lavoratori ‘pseudo-apprendisti’ dislocati in diversi settori è ancora oggi considerato tale, malgrado ognuno di loro abbia acquisito un importante bagaglio professionale degno di un contratto da dipendente a tutti gli effetti del rispettivo ambito tanto nel privato quanto nel pubblico. Ed è ciò che è emerso dalla discussione intrapresa da Tesoro Calabria con gli stessi tirocinanti. I quali non sono inquadrati in un formale rapporto, né autonomo né subordinato, avendo invece quale unico scopo il medesimo apprendistato. Parliamo della preparazione necessaria ad aumentare le chance per l’ingresso nel mondo del lavoro. Il problema concreto  riguarda, però, il periodo successivo. Perché, una volta esaurita la fase della formazione peraltro più volte prorogata, non è stata mai concessa l’opportunità di uno sbocco occupazionale in forma stabile con una tutela garantita e un’adeguata  retribuzione. Eppure è noto come alcuni di loro siano stati utilissimi sia in ambito pubblico quanto nel privato in enti e addirittura ministeri come Giustizia, Miur e Mibact, che li hanno per così dire ospitati e in favore di cui prestano tuttora in modo proficuo, e ormai da lungo tempo, un’attività mascherata da tirocinio senza una paga commisurata all’impegno profuso. Motivo per cui, l’obiettivo è adesso di dimenticare le tante promesse da marinaio ricevute nel corso degli anni da tutti i partiti e gli schieramenti calabresi fra cui figura come ovvio l’attuale classe politica che si vanta di essersi spesa moltissimo per risolvere tale problematica. Peccato che si sia trattato di parole belle, ma vuote, a fronte di nessun risultato concreto raggiunto. Uno spot elettorale, insomma, che si è stanchi di ascoltare. Ebbene, dopo quanto sopportato, le delusioni patite in quantità industriale potranno essere finalmente cancellate soltanto se l’attuale giunta regionale si attivi seriamente sul nostro fronte. Viviamo infatti un particolare momento storico, da un lato per la triste emergenza pandemica in corso e dall’altro per la spaventosa mole di finanziamenti europei che arriveranno a breve anche alla Calabria attraverso il Recovery Fund. Ed allora non ci sono più scuse! Occorrono progetti adeguati affinché una tranche delle risorse presto ricevute siano destinate alla definitiva sistemazione dei tirocinanti, intavolando trattative ad hoc con il Governo e prospettando delle tangibili soluzioni quali ad esempio quelle tese a incoraggiare le assunzioni mediante consistenti sgravi fiscali in favore dei privati che si determinano a contrattualizzarli in modo definitivo. Stessa cosa dicasi per la parte pubblica, riconoscendo un altissimo punteggio di base dovuto all’abilitazione conseguita e attestata dalla  Regione, che dovrà bandire un concorso per facilitarne l’accesso nella Pa. In ogni caso inequivocabile dovrà questa volta essere l’indirizzo che la governance calabrese è chiamata ad adottare nei confronti dei tirocinanti con la consapevolezza di avviare una mirata azione  in grado di cogliere l’opportunità della copertura economica della loro stabilizzazione e la necessità di non privarsi della preparazione acquisita da queste migliaia di donne e uomini.  

Trasporti: la Calabria divisa in due è perdente

Trasporti: la Calabria divisa in due è perdente

Pubblicato il: 7 Aprile 2021

Ricordate la vecchia lavagna delle elementari di un bel po’, ormai, di anni fa? Parlo di quella con i gessetti ‘farinosi’ divisa in due parti, su cui scrivere i nomi degli scolari buoni e dei loro compagnelli cattivi, da una riga bianca centrale tirata da un alunno, magari il capoclasse, o più spesso dall’insegnante. Una netta, e simbolica, linea di demarcazione, insomma, simile alla segnatura immaginaria che percorre logitudinalmente la Calabria fra i lati tirrenico e ionico. Il primo collegato in maniera ampia e soddisfacente con autostrada, ferrovia e aeroporto di Lamezia. Il secondo invece rimasto all’epoca delle diligenze con la Statale 106 meglio conosciuta, in modo sinistro ma purtroppo meritato alla luce dell’inaccettabile numero di vittime mietute, come la ‘Strada della Morte’ e treni alimentati a combustibile fossile viaggianti lungo una rete di binari risalente in gran parte addirittura all’immediato Dopoguerra. Finita qui, che pure non è certo poco? Neanche per idea. C’è persino di più, considerato come il divario, già di per sé abbastanza marcato sulla base di quanto peraltro premesso, fra la molto più ‘servita’ parte Ovest e la zona Est al contrario abbandonata al suo destino, una sorte assai grama, sia addirittura destinato ad aumentare. E di parecchio, per giunta. Fermo restando che è mia ferma intenzione bandire ogni forma di campanilismo, responsabile delle insopportabili forme di nanismo economico e culturale da cui è afflitta la realtà calabrese tenuta radente al suolo da una pesante zavorra. Al di là di tutto, va detto che ai lauti finanziamenti del Recovery Fund è infatti stato programmato il superfluo raddoppio della galleria Cosenza-Paola, denominata Santomarco, per un costo di svariate centinaia di milioni di euro, ancora una volta sul Tirreno, che arricchirà ulteriormente, come si vocifera da queste parti, qualche illustre politico cosentino presente, sotto mentite spoglie, in una società a cui sarà affidato lo stesso ‘mega-progetto’ mentre non si segnalano progetti per la sempre più isolata e dimenticata fascia ionica. A cui manca un collegamento veloce in grado di connettere le estese aree del comprensorio reggino, della locride, del soveratese, del catanzarese, del crotonese, con le ultime tre notoriamente connesse alle città di Catanzaro e Crotone, fino ad arrivare al grosso centro urbano di Corigliano-Rossano, alla Puglia e alla Lucania. Senza contare lo stato di abbandono in cui versa l’aeroporto della città di Pitagora, da tempo depotenziato in modo quasi totale, tra l’altro unitamente a quello di Reggio. Scenario intollerabile, che non deve però alimentare ‘guerre fra poveri’ bensì, lo ribadisco, viceversa far lavorare tutte insieme le persone perbene alla ricerca del rafforzamento della nostra amata regione nel suo complesso. Perché la Calabria, e sembra persino banale ma ahimè nient’affatto scontato dirlo, ha bisogno di progredire in modo uniforme. Non certo a due velocità. Bisogna in altri termini pensare al migliore futuro del sistema Calabria nel suo complesso. Basti ad esempio riflettere sul fatto che, a ognuno di noi, spostarsi da qui a Roma costi più del doppio di quanto non sia necessario spendere per un veneto o un milanese analogamente diretti da casa loro alla capitale. È il motivo per cui in cima alle priorità del movimento arancione, accanto a Lavoro e Sanità, troverà posto il delicato e strategico tema della Mobilità. Senza la cui migliore efficienza possibile non ci può essere crescita e sviluppo di un qualunque territorio.

Tropea e Calabria baciate da Dio, non dagli uomini

Tropea e Calabria baciate da Dio, non dagli uomini

Pubblicato il: 5 Aprile 2021

Sono il primo a plaudire all’incoronazione di Tropea quale Borgo più bello d’Italia per il 2021. E del resto sono stato uno dei fan più sfegatati e attivi affinché ciò accadesse con i clic via social. Finito il momento della festa, però, bisogna analizzare alcuni aspetti chiave e purtroppo critici della vicenda, altrimenti faremmo il pessimo servizio di scordarci dei fattori che frenano la nostra meravigliosa terra malgrado le enormi potenzialità di cui gode. Profili deteriori peraltro comuni a tante realtà della regione. Inefficienze e ritardi dovuti a una politica miope, indolente e talvolta corrotta, e alla nefasta ingerenza della criminalità organizzata, quando non anche al combinato disposto di questi fattori. È stato Iacona, del resto, in una bella puntata di Presa Diretta dedicata alla Calabria a spiegare agli italiani: ‘È un Tesoro da accarezzare’. E giuro che allora io non ero ancora in campo con il mio progetto. Battute a parte, però, il noto giornalista durante la trasmissione sosteneva: “Se solo si valorizzassero tutte le risorse che vanta e non si abbandonasse il suo territorio, la Calabria sarebbe una regione ricca. Fra le più suggestive d’Italia, perché non è interamente avviluppata da mafia, malaffare e malapolitica. Qui, infatti, c’è tanta gente perbene che sta già gettando le basi per costruire il tesoro del futuro”. Il tasso di fiducia degli stessi calabresi verso la politica, le istituzioni e soprattutto una possibile ripresa economica, si attesta su livelli decisamente minimi. Ma Presa Diretta ha dimostrato che forse non tutto è perduto, come qualcuno affermò invece in passato. Basterebbe soltanto una presa di…coscienza per voltare pagina e riprogrammare il futuro. E mai come oggi, in virtù della pioggia di risorse che arriveranno attraverso il Recovery Fund, la nostra incantevole regione potrà avere la concreta chance di riemerge dagli abissi in cui è sprofondato.

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Seconda Pasqua funestata dal Covid non ci abbatte. Calabria vicina a svolta

Seconda Pasqua funestata dal Covid non ci abbatte. Calabria vicina a svolta

Pubblicato il: 3 Aprile 2021

Seconda Pasqua di clausura a causa della pandemia da Covid che ci deprime un po’ tutti. E come potrebbe essere altrimenti, considerato che il Coronavirus ha sconvolto le vite di ognuno di noi con la sua scia di morte, paura, rinunce e crisi economica? Un mix terribile che ci ha impedito di svolgere le più svariate attività, come ad esempio le più importanti quali l’esercizio, libero e democratico, del diritto di voto alle più frivole, ma allo stesso tempo ricreative e ritempranti, come una semplice cena in compagnia degli amici o una lunga passeggiata al mare o in montagna senza limiti di sorta. Purtroppo, però, per noi calabresi questa situazione insopportabile è, come se non bastasse il resto, arrivata ai limiti della tollerabilità, dal momento che le tante inefficienze e inadempienze della ‘catena di comando’ regionale hanno acuito i problemi già di per se stessi gravissimi proprio per effetto dell’imperversare del Sars-Cov-2. Un virus che uccide molta gente, ma in grado di separare tutti. Persino stretti congiunti e amici fraterni che chiunque di noi vorrebbe invece abbracciare. Una voglia che aumenta esponenzialmente durante una festa Santa e altamente simbolica come la Pasqua. E appunto il suo avvento di domani, mi induce per una volta a desistere dall’indulgere alla polemica politica, suggerendomi invece di lanciare un messaggio di speranza e formulando i più fervidi auguri a tutti voi. Donne e uomini di questa stupenda terra, un Tesoro di Calabria, che sono certo vivrà presto giorni migliori e una lunga stagione di riscatto per riuscire finalmente a togliersi di dosso quella vergognosa etichetta di Cenerentola del Sud Italia, del Paese e d’Europa per diventare viceversa una locomotiva quantomeno dell’intero Mezzogiorno e non solo.

Oggi è la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo

Oggi è la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo

Pubblicato il: 2 Aprile 2021

Come ogni anno, in questa data, il report sulle condizioni in cui versa l’assistenza agli autistici e alle loro famiglie è sempre più impietoso, in particolar modo in Calabria. I posti a disposizione nelle strutture pubbliche sono pochissimi e praticamente inesistenti quelli nei centri privati accreditati. Questo significa che tutto il carico della gestione dei pazienti affetti da Disturbo dello Spettro Autistico ricade sulle famiglie, che di fatto, vengono chiamate ad esercitare una funzione sostitutiva di un diritto acquisito per legge. Con la pandemia in corso, la situazione si è ulteriormente aggravata, perché in particolare per i bambini più piccoli, il cambiamento delle abitudini e la mancanza di relazioni sociali ha portato, in tantissimi casi, a comportamenti che sono una chiara manifestazione di regressione delle abilità precedentemente acquisite. Sono chiusi in casa, in attesa di un vaccino, che dalle nostre parti è oramai diventato accessibile solo per le categorie che gravitano sotto una buona stella. Il mio è un appello agli Enti preposti e alla politica regionale di attivarsi immediatamente per dare supporto a queste famiglie che sono al limite della sopportazione in una terra mortificata.

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Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Pubblicato il: 31 Marzo 2021

Pare che il terribile Covid almeno un unico effetto positivo lo abbia prodotto: l’arresto di ‘Ciccio Pakistan’, al secolo Francesco Pelle, andatosi a curare proprio dal Coronavirus in una clinica di Lisbona durante il periodo in cui si era dato alla macchia in terra lusitana. Una delle migliori notizie degli ultimi tempi, mi sento quindi subito di commentare. E non solo per la Calabria bensì per l’Italia e forse il mondo intero. Stiamo infatti parlando di quello che gli organi di stampa hanno senza mezzi termini definito un superlatitante malgrado la relativamente giovane età e soprattutto la condizione di persona priva dell’uso delle gambe in seguito a un ferimento riportato alla schiena durante un non pienamente riuscito attentato subìto. Un boss tanto efferato quanto potente, che richiama alla mente una delle guerre di ‘ndrangheta fra le più lunghe e sanguinarie della storia di Cosa Nostra calabrese in stile Il Padrino. Mi riferisco, come ovvio, alla faida di San Luca, pretestuosamente iniziata un Carnevale di circa 30 anni fa per uno scherzo ritenuto troppo offensivo: un lancio di uova, interpretato come uno sgarro o uno sberleffo nell’arcaico e tribale codice mafioso, da cui era partito tutto ovvero un’incontrollata escalation criminale sfociata nell’omicidio della giovane Maria Strangio, uccisa in un agguato teso al marito il giorno di Natale del 2006, e nella successiva strage di Duisburg di Ferragosto ossia otto mesi dopo. Un episodio così drammatico e cruento, con tante vittime mietute in mezzo alla strada, da destare scalpore a livello planetario. Ecco dunque che emerge lo spessore criminale di un soggetto il quale, neppure ancora 45enne, ha già sulle spalle una condanna definitiva all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio. Pena estrema che aveva eluso dopo essersi dato alla fuga, malgrado la condizione di grande invalidità da cui è afflitto, mentre era gravato dall’obbligo di dimora a Milano. Adesso, però, non è più uccel di bosco grazie a una brillante operazione coordinata dalla Procura di Reggio e dal suo capo Giovanni Bombardieri che in riva allo Stretto sta conducendo una battaglia coraggiosa e nobile come quella portata avanti a Catanzaro, e per competenza in materia di ‘ndrangheta nel resto della regione a eccezione proprio della provincia reggina, da un magistrato del calibro di Nicola Gratteri. Si tratta di due servitori dello Stato uniti, insieme ad altri loro colleghi di alto profilo, nello sforzo immane di disarticolare la temibile Piovra calabrese a cui, nei limiti del suo ruolo, Tesoro Calabria, e io in sua rappresentanza, starà sempre a fianco, strenuamente a difesa della legalità e dell’onestà