Mese: Marzo 2021

Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Non sto più nella pelle per l’arresto boss Pelle. La Calabria per decollare deve liberarsi di questa gentaglia

Pubblicato il: 31 Marzo 2021

Pare che il terribile Covid almeno un unico effetto positivo lo abbia prodotto: l’arresto di ‘Ciccio Pakistan’, al secolo Francesco Pelle, andatosi a curare proprio dal Coronavirus in una clinica di Lisbona durante il periodo in cui si era dato alla macchia in terra lusitana. Una delle migliori notizie degli ultimi tempi, mi sento quindi subito di commentare. E non solo per la Calabria bensì per l’Italia e forse il mondo intero. Stiamo infatti parlando di quello che gli organi di stampa hanno senza mezzi termini definito un superlatitante malgrado la relativamente giovane età e soprattutto la condizione di persona priva dell’uso delle gambe in seguito a un ferimento riportato alla schiena durante un non pienamente riuscito attentato subìto. Un boss tanto efferato quanto potente, che richiama alla mente una delle guerre di ‘ndrangheta fra le più lunghe e sanguinarie della storia di Cosa Nostra calabrese in stile Il Padrino. Mi riferisco, come ovvio, alla faida di San Luca, pretestuosamente iniziata un Carnevale di circa 30 anni fa per uno scherzo ritenuto troppo offensivo: un lancio di uova, interpretato come uno sgarro o uno sberleffo nell’arcaico e tribale codice mafioso, da cui era partito tutto ovvero un’incontrollata escalation criminale sfociata nell’omicidio della giovane Maria Strangio, uccisa in un agguato teso al marito il giorno di Natale del 2006, e nella successiva strage di Duisburg di Ferragosto ossia otto mesi dopo. Un episodio così drammatico e cruento, con tante vittime mietute in mezzo alla strada, da destare scalpore a livello planetario. Ecco dunque che emerge lo spessore criminale di un soggetto il quale, neppure ancora 45enne, ha già sulle spalle una condanna definitiva all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio. Pena estrema che aveva eluso dopo essersi dato alla fuga, malgrado la condizione di grande invalidità da cui è afflitto, mentre era gravato dall’obbligo di dimora a Milano. Adesso, però, non è più uccel di bosco grazie a una brillante operazione coordinata dalla Procura di Reggio e dal suo capo Giovanni Bombardieri che in riva allo Stretto sta conducendo una battaglia coraggiosa e nobile come quella portata avanti a Catanzaro, e per competenza in materia di ‘ndrangheta nel resto della regione a eccezione proprio della provincia reggina, da un magistrato del calibro di Nicola Gratteri. Si tratta di due servitori dello Stato uniti, insieme ad altri loro colleghi di alto profilo, nello sforzo immane di disarticolare la temibile Piovra calabrese a cui, nei limiti del suo ruolo, Tesoro Calabria, e io in sua rappresentanza, starà sempre a fianco, strenuamente a difesa della legalità e dell’onestà

Siamo vicini ai lavoratori dell’Abramo Customer Care che rischiano di perdere il lavoro

Siamo vicini ai lavoratori dell’Abramo Customer Care che rischiano di perdere il lavoro

Pubblicato il: 30 Marzo 2021

Il movimento civico Tesoro Calabria nelle persone del leader Carlo Tansi e in particolare dei candidati nella circoscrizione Centro alle Regionali dell’autunno venturo nelle fila della lista della coalizione arancione Calabria Libera Sonia Rocca e Antonio Campanella, che stanno seguendo il delicato caso dell’Abramo Customer Care molto da vicino, hanno inteso manifestare la loro solidarietà ai circa 4mila lavoratori della stessa azienda, di cui 1.200 della sola sede di Crotone, i quali da ottobre scorso vivono una situazione di forte preoccupazione in seguito alla presentazione dell’istanza di concordato preventivo dell’impresa del Gruppo Abramo al Tribunale di Roma. “Migliaia sono infatti le famiglie – hanno affermato in un comunicato stampa Tansi, Rocca e Campanella – alle prese con il patema di un futuro assai incerto, o meglio carico di nubi, sotto il profilo delle tutele e della possibile, denegata ipotesi, della definitiva perdita del posto di lavoro. In ambito tecnico, va ricordato che i tempi di presentazione del piano concordatario sono stati prorogati al prossimo primo maggio. E dei due offerenti, il Fondo Heritage e System House, il primo si è defilato dall’offerta di ‘affitto ponte d’urgenza’ e successivo acquisto dichiarandosi invece disponibile unicamente a partecipare a un’asta finalizzata al cosiddetto acquisto d’urgenza dell’azienda. Notizia che ha fatto notevolmente innalzare – ha proseguito la nota – il livello d’allarme tra le donne e gli uomini dell’azienda Abramo i quali, avantieri, hanno tenuto un sit-in pacifico per difendere il diritto all’occupazione, invocando azioni concrete in attesa del pronunciamento del Tribunale capitolino chiamato a pronunciarsi sulle garanzie lavorative derivanti dalle offerte pervenute. Noi, quindi, esprimiamo vicinanza a tutti loro, che negli anni hanno mostrato un elevato tasso di professionalità .Perché questa battaglia non è fondamentale soltanto per i diritti sociali ma pure per contrastare la desertificazione produttiva e industriale della nostra regione, in cui la pandemia ha ulteriormente aggravato i divari esistenti sul piano socioeconomico. Bisogna insomma accelerare i tempi, ricordando che le aziende in concordato preventivo non possono partecipare alle gare di rinnovo contrattuale, invitando al tavolo di Garanzia istituito dal consiglio comunale di Crotone le aziende interessate all’acquisizione dell’azienda. C’è altresì bisogno – ha concluso il testo – di un impegno concreto delle istituzioni nazionali, finora assenti. Parliamo, nello specifico, dei ministeri del Lavoro e del Mise affinché venga avviata una vertenza specifica regionale”.

Sanità in Calabria: dilettanti allo sbaraglio

Sanità in Calabria: dilettanti allo sbaraglio

Pubblicato il: 25 Marzo 2021

⭕ In Calabria il sistema di prenotazione online per i vaccini è in tilt per totale incapacità organizzativa ! Siamo nelle mani di dilettanti allo sbaraglio e in gioco c’è la nostra vita. Moltissima gente prova a chiamare al numero verde ma dopo ore o intere giornate d’attesa non risponde nessuno. Tra questa gente ci sono soggetti fragili tra cui ultraottantenni, persone a rischio con gravi patologie e disabili. Siamo l’ultima regione d’Italia per % di vaccinati. Questi ritardi provocheranno molte morti che si potevano evitare. Cosa abbiamo fatto di male noi Calabresi per meritarci tutto questo? A chi dice che c’entra la regione se il sito è del governo, rispondo che il governo ha messo solo a disposizione la piattaforma informatica di prenotazione. Tutto il resto è responsabilità della regione Calabria! Ma una soluzione c’è, eccome! Alle prossime elezioni regionali #puniamoliconilvoto

Il caso Coco fa emergere una sanità calabrese completamente in mano alla ‘ndrangheta

Il caso Coco fa emergere una sanità calabrese completamente in mano alla ‘ndrangheta

Pubblicato il: 25 Marzo 2021

La grave vicenda di Antonino Coco, ginecologo e candidato leghista alle Regionali 2020, ‘farlocco’ in realtà considerato come fosse attivamente impegnato ad appoggiare nella stessa tornata il meloniano Domenico Creazzo poi arrestato per il sostegno elettorale ricevuto dalla ‘ndrangheta, non può che inquietarci una volta di più semmai ce ne fosse bisogno. Lo scenario in questo caso dipinto dalla Procura di Reggio sull’Asp del territorio in seguito all’inchiesta Chirone è infatti a tinte fosche. E sono i magistrati e gli organi inquirenti della città dello Stretto a dirci il perché, portando alla luce un sistema reggino in cui una ramificatissima storica ‘ndrina aveva allungato i tentacoli sull’azienda sanitaria anche e soprattutto grazie a funzionari e dirigenti-medici compiacenti quale appunto Coco. Alla luce di ciò che sostengono i Pm, ecco dunque emergere un altro intero apparato fondamentale della nostra società marcio e corrotto fin nel midollo. Realtà che ci deve per l’ennesima volta far saltare sulla sedia, poiché a essere infiltrata è la Sanità .Un settore di cui io mi occupo quasi ogni giorno, cercando per ora soltanto di monitorare e battermi per migliorare le tante pecche del medesimo cruciale comparto. Un ambito che se, al di là dei problemi di vario genere da cui è interessato in particolare dalle nostre parti, viene pure infiltrato dalla mafia fa correre ai calabresi rischi di ogni genere. Perché una rete sanitaria a maglie troppo larghe, o addirittura rotte, per consentire il passaggio di fiumi di denaro destinato alle cosche non può assicurare alcun livello accettabile di prestazioni in favore dell’utenza. Ma, al contrario, è sempre sinonimo di cure e assistenze scadenti con tutto ciò che ne consegue, anche in termini drammatici ossia di vite umane sacrificate sull’altare del profitto indebito da garantire alla criminalità organizzata e a quei pezzi di società civile complice per interessi particolari e personali da tutelare. Una condotta inqualificabile e che consente alla Cosa Nostra calabrese di crescere e diventare sempre più potente.

In Calabria i figli di papà…

In Calabria i figli di papà…

Pubblicato il: 23 Marzo 2021

In Calabria abbondano i figli di papà sistemati dai paparucci in varie pubbliche amministrazioni tramite certa politica. Molto peggio dei papà, boriosi e arroganti. Incapaci e falliti, con incarichi dirigenziali di grandi responsabilità o con mansioni di funzionari. Anche per colpa loro la Calabria non è decollata ed è rimasta l’ultima regione d’Europa. Loro sono contenti di occupare quelle posizioni, ma tutti sanno chi sono, conoscono la loro squallida storia, nessuno li stima e tutti li deridono alle spalle. Mentre i figli di nessuno, molto più preparati e seri, sono costretti a lasciare la nostra Terra. Vogliamo dar voce ai figli di nessuno ed evitare che abbandonino la Calabria per diventare i migliori in ogni angolo del Pianeta. Dateci fiducia. E anche questa storia finirà.

sPirlate: oggi rossa, domani❓

sPirlate: oggi rossa, domani❓

Pubblicato il: 22 Marzo 2021

Nino Spirlì, su aperture e chiusure e zone di varie colorazioni, a seconda dei potenziali pericoli, è un po’ come le targhe in Ztl, ossia va a giorni alterni, cambiando opinione alla velocità della luce. Basti pensare proprio a quanto accaduto da sabato scorso a oggi. Al di là delle conseguenze del Coronavirus, che nessuno nega naturalmente, fa probabilmente comodo strumentalizzare certi accadimenti, considerato come a lui e all’intero centrosinistra la paura delle elezioni faccia novanta. I veri problemi da affrontare restano tuttavia ben altri. A cominciare da una piattaforma delle vaccinazioni che non funziona. Soprattutto nel fondamentale meccanismo delle prenotazioni online mai decollato. Senza contare la gestione del potere per oltre sei mesi malgrado la sua incapacità sempre più manifesta.

Tallini rinviato a giudizio per avermi diffamato. Atto di giustizia e verità

Tallini rinviato a giudizio per avermi diffamato. Atto di giustizia e verità

Pubblicato il: 19 Marzo 2021

La Giustizia con la G maiuscola esiste. Certo, spesso è una macchina lenta, ma quando si mette in moto arriva ovunque, riuscendo anche a far coincidere la verità storica con quella processuale. Una circostanza, quest’ultima, che non è affatto scontata. Ma detto ciò, seppur in virtù del lasso di tempo relativamente breve ancora trascorso dal verificarsi dei fatti non si sia ancora di fronte a una definitiva sentenza di condanna, comunico la notizia del decreto di rinvio a giudizio emesso nei confronti dell’ormai ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini, detto Mimmo dagli amici, di cui sono peraltro arcinote le recenti disavventure giudiziarie, per alcune dichiarazioni fortemente lesive della mia reputazione, personale e professionale, e non solo. Un’informazione che ho avuto dall’avvocato Nicola Mondelli, da cui sono assistito e al quale rivolgo come sempre un sentito ringraziamento per il prezioso lavoro svolto in difesa delle prerogative di cittadino e professionista a me a un certo punto negate in seguito a una manovra di palazzo. Tallini, che ricordo, è il responsabile del mio allontanamento dalla Protezione Civile calabrese. Un siluramento in piena regola, possibile grazie all’escamotage di un procedimento disciplinare avviato contro di me dallo stesso Tallini per alcuni giudizi espressi, guarda tu il caso, proprio su di lui peraltro nell’esercizio di un libero diritto di critica per giunta esercitato in risposta a chi ogni giorno sparava a zero sul sottoscritto in maniera strumentale e indiscriminata. Ma io ero uno che agli occhi di determinati soggetti, abituati a ben altro, si era macchiato della colpa più grave ascrivibile a un dirigente pubblico. Avevo cioè operato con scrupolo e coscienza, senza guardare in faccia ad alcuno, dando quindi parecchio fastidio. In modo particolare a qualche dipendente fannullone e superprivilegiato, per fortuna facente parte di una sparuta minoranza, che si sentiva al di sopra di tutto e tutti vantando coperture in alto. Molto in alto. Adesso, però, è acqua passata e a me spetta soltanto il compito di far emergere la verità. Nessuno spirito di rivalsa, dunque. Bensì il desiderio di veder riconosciuto il mio diritto a non essere infangato, in particolare come quando Tallini, anche per questo rinviato a giudizio, tentò addirittura di addebitarmi le morti per gli alluvioni di Civita e Lamezia, presuntivamente dovute alla mia imperizia alla guida della Prociv, mi apostrofò con termini pesantissimi in diretta tv e giunse al punto di diffondere materiale posticcio e ‘fabbricato ad arte’ per farmi apparire come una persona poco seria e credibile. Comportamenti di una gravità inaudita, che a mio avviso avranno un sicuro e inequivocabile sbocco giudiziario. Un esempio per quanti hanno cercato di infangarmi e screditarmi, sulla sua scia o su iniziativa personale, nei confronti dei quali ho avviato altrettante denunce sia in sede Penale che Civile. Ma anche un monito per quanti credevano illusoriamente di poter fermare o almeno intralciare il percorso da me intrapreso, votato al cambiamento di questa nostra Terra bellissima ma ritenuta da alcuni “disgraziata” e senza speranze. Che io invece reputo convintamente nient’affatto disgraziata. Anzi, direi fortunatissima perchè ricca di immense risorse storiche, paesaggistiche e naturalistiche, di un’accecante bellezza ma purtroppo completamente inespresse. La Calabria la vedo insomma come un’aquila reale che non ha mai potuto spiccare il volo solo perché in mano a un manipolo di delinquenti. Un Tesoro che, insieme ai miei tantissimi conterranei ne condividiamo l’amore viscerale, voglio portare finalmente al decollo, attraverso un processo di liberazione da una cappa mafiosa spesso non esclusivamente connessa alla pervasiva presenza della ‘ndrangheta. Che senza l’appoggio di pezzi, anche importanti, della cosiddetta società civile sarebbe destinata a una sicura sconfitta.

Camere Penali contro Iacona? In Calabria è normale: si attacca chi denuncia, non chi delinque. Ma assordante è il silenzio della politica.

Camere Penali contro Iacona? In Calabria è normale: si attacca chi denuncia, non chi delinque. Ma assordante è il silenzio della politica.

Pubblicato il: 18 Marzo 2021

Un attacco strumentale, che va ben oltre il libero diritto di critica di uno qualunque dei telespettatori paganti di una produzione televisiva del servizio pubblico garantito dalla Rai. Mi riferisco, come ovvio, a quanto l’Unci Calabria, vale a dire l’articolazione territoriale delle Camere Penali, ha sostenuto attraverso un comunicato ufficiale diramato a tutti gli organi di stampa, tuonando contro l’approfondimento giornalistico sullo storico primo maxi-processo alla ‘ndrangheta denominato Rinascita-Scott, proposto da Riccardo Iacona nell’ormai notissima Presadiretta lunedì scorso secondo la stessa Unci lesivo del diritto alla difesa degli imputati. Una posizione, quella assunta dalle Camere Penali calabresi, che francamente non sta in piedi, considerato come per un procedimento di tali dimensioni e così sfaccettato, con centinaia di presunti colpevoli alla sbarra, diventa impossibile creare una qualche forma di condizionamento di natura mediatica della Corte giudicante. E a riguardo mi permetto di ricordare, pur non essendo un tecnico della materia, che qui non si sta ad esempio parlando dei delitti di Erba, Cogne o Avetrana, con uno o al massimo due imputati e un numero imprecisato di talk-show interamente dedicati al tema con tanto di plastici illustrativi ed esperti consulenti nei vari studi televisivi intenti a spaccare il capello in quattro e ad analizzare apparenti prove e indizi come fossero sì, davvero, dei periti in un’aula di Giustizia. Nell’occasione di Presadiretta si discute infatti di ben altro, ossia di uno squarcio coraggiosamente aperto su un mondo blindato, impenetrabile, protetto a ogni livello ovvero quello della più potente consorteria criminale del mondo. Fatto che va molto oltre al medesimo processo Rinascita-Scott, assumendo peraltro una valenza altissima secondo il principio sancito dall’art. 21 della Costituzione mediante cui i nostri Padri Costituenti hanno tutelato la libertà di espressione e informazione. Iacona ha dunque scoperchiato il Vaso di Pandora, illuminando il tenebroso sottobosco in cui si saldano gli interessi perversi di vecchi boss ancora degni del Padrino, e simbolicamente legati a coppola e lupara, quasi fossero ‘chiddi cu i peri incritati’ tipo Riina e Provenzano; nuovi famelici capibastone più affaristici e intraprendenti; insospettabili colletti bianchi al completo servizio in cambio di fiumi di denaro da parte dei vertici delle varie ‘ndrine; appartenenti alle forze dell’ordine corrotti e alcuni di quei ‘bravi cittadini’ a disposizione del Sistema in cerca di utilità di qualsivoglia genere. Una Malapianta che cresce infestando una foresta sana e drogando l’economia e la società di una regione altrimenti fra le più belle d’Italia e non solo. Ma quello che mi fa più male, addirittura sconvolgendomi, non è tanto l’affondo dell’Unci regionale a salvaguardia dei suoi interessi fra avvocati secondo l’accusa asseriti burattinai di certi giochi di potere e soldi, tantissimi soldi, imputati eccellenti e capimafia ottimi clienti, bensì l’assordante silenzio della politica. Un’Istituzione che avrebbe dovuto urlare tutto lo sdegno e la rabbia per quanto mostrato da Rai3 in diretta nazionale e viceversa chiusa a riccio, per i troppi inconfessabili strusci con quel mondo di mezzo, in attesa di veder passare la tempesta. Una vergogna senza fine. Una pagina nera, da voltare al più presto. Perché unicamente con una classe dirigente, intesa nel suo complesso, non impermeabile rispetto a certe lusinghe si è potuti arrivare a questo punto. Quasi di non ritorno. Alla politica di tutte le ‘colorazioni’ hanno insomma fatto gola voti e formidabili appoggi economici per le campagne elettorali, motivi alla base di un patto con il Diavolo che hanno pagato, e stanno pagando a caro prezzo, tantissime generazioni di calabresi onesti. Ecco perché è arrivato il momento di dire basta, ma serve una rivoluzione dal basso .Ogni persona perbene, per quel che può, inizi dunque a rendersi promotrice e artefice del cambiamento.

Salvini pro Spirlì come governatore, al peggio non c’è fine

Salvini pro Spirlì come governatore, al peggio non c’è fine

Pubblicato il: 18 Marzo 2021

Il Mago Nino Spirlì fa carriera giorno dopo giorno, scalando posizioni nel cuore del segretario Salvini, forse raccomandato da Maurizio Crozza in persona anche se in apparenza nella sede centrale della Lega in via Bellerio a Milano l’imitatore più bravo in circolazione amato non lo è di certo. Ma il brillante comico genovese resta comunque alquanto interessato alla vicenda, perché ritengo ci tenga ad avere già pronto un collaudato personaggio macchiettistico di punta nella futura edizione della sua fortunata trasmissione. 

La verità, però, nel caso di specie è tutt’altro che umoristica, soprattutto per la Calabria per cui il ‘lìder maximo’ leghista ha indicato come possibile, anzi probabile, aspirante governatore del prossimo quinquennio sempre il caro Mago perché starebbe lavorando in maniera soddisfacente. Uno che quasi per caso, non venendo eletto da alcuno bensì essendo tirato fuori come il classico coniglio dal cilindro da Capitan Matteo, si è ritrovato ad assolvere alla delicata missione di presiedere uno degli enti Regione più complessi del Paese per una serie di motivi da metà ottobre dell’anno scorso. Lo ha fatto come noto quale vice ‘tecnico’, e quindi adesso facente funzioni nella carica più alta, della sfortunata Jole Santelli, surrogata da lui perché venuta prematuramente a mancare. 

Un evento tragico e luttuoso, quest’ultimo, dispiaciuto a chiunque sul piano umano, ma che come non bastasse di per sé ad amareggiarci tutti ha portato in dote alla nostra amata terra anche ‘l’annacatore di pecore’, come egli stesso suole definirsi, più famoso d’Italia. Ribadisco, di recente rilanciato per il cruciale appuntamento elettorale di fine 2021 all’indomani della sua visita romana al plenipotenziario ministro Giorgetti con tanto di inchino a lui e agli interessi del Nord difesi con le unghie e con i denti dal Carroccio.

Ma al di là di ogni considerazione, se alcuni aspetti folkloristici del personaggio Spirlì, probabilmente persino accentuati ad arte su consiglio di qualche esperto di comunicazione del partito, possono addirittura, torno a ripetere, strappare una risata o apparire per un momento simpatici, la realtà fa invece piangere per l’incredibile numero di errori, pagati a carissimo prezzo dai cittadini dell’intera regione, in particolare in un frangente così delicato in virtù della grave pandemia in corso. Fin troppo facile, a riguardo, fare subito una battuta su ‘Nino nostro’ tratta dal celebre film Karate Kid: ‘Metti la cera togli la cera’, che con le sue cervellotiche ordinanze puntualmente bocciate dal Tar qui da noi si è tramutata in: ‘Chiudi le scuole apri le scuole’, nella speranza di non dover ahinoi dare ancora una volta ragione al controverso ma di sicuro arguto Andreotti il quale mutuando il giornalista Prezzolini sosteneva ironico: ‘In Italia non esiste nulla di più definitivo del provvisorio’. E se si verificasse pure stavolta in Calabria sarebbe una sciagura, ma che io e soprattutto il sempre crescente popolo arancione accanto a me e a Luigi de Magistris scongiureremo. 

Tansi: distruggeremo il sistema ‘ndranghetistico descritto ieri a Presadiretta

Tansi: distruggeremo il sistema ‘ndranghetistico descritto ieri a Presadiretta

Pubblicato il: 16 Marzo 2021

Il desolante e avvilente scenario ieri emerso alla trasmissione Presa Diretta credo abbia finalmente fatto capire a tutti, cosa significhi operare in Calabria. Quanto insomma costi semplicemente fare il proprio dovere in una terra purtroppo marcia e corrotta fin nel midollo. Io, però, pur essendo a conoscenza dei gravissimi rischi, non soltanto di natura professionale, a cui andavo incontro non mi sono di certo tirato indietro.  E l’ho fatto, pur come premesso a prezzo di notevoli sacrifici personali, ma conscio del fatto che dopo aver tutelato la maggior parte dei dipendenti regionali al lavoro nel Dipartimento della Protezione Civile, di cui avevo l’onore e l’onere della direzione, avrei anche dovuto salvaguardare, nei limiti del mio ruolo come ovvio, tutti i cittadini calabresi. Minacciati, prim’ancora che dalla più potente consorteria malavitosa del mondo, dai suoi fiancheggiatori in giacca e cravatta. Politici e professionisti insospettabili che tentano di infiltrarsi in tutti i gangli della società civile e, soprattutto, del potere istituzionale. Il Sistema Calabria, ieri sera identificatosi e palesatosi sugli schermi di Rai3 con l’ancor più corrotto Sistema Catanzaro, non può più dunque essere un mistero, o una suggestiva invenzione a seconda dei casi, per nessuno. E chiunque dovesse continuare a ignorarlo o, peggio, a negarlo sarà facilmente smascherato come sodale di determinati personaggi della cricca, sempre i soliti peraltro, che unitamente alla folta schiera dei loro lacchè soffocano questa terra bellissima ma disgraziata. Comunque sia, il sottoscritto, Tesoro Calabria, TanDem e l’intero nostro progetto di profondo rinnovamento del governo della regione, non si fermano e oggi vanno anzi avanti ancor più spediti, confidando nell’azione salvifica di uomini di altissima levatura umana, morale e professionale, come il procuratore Nicola Gratteri di cui io e tutti noi del popolo arancione siamo per il momento solo convinti sostenitori in attesa di dargli una mano in concreto una volta entrati, grazie alla volontà popolare, nei palazzi della politica locale in cui imporre una mentalità nuova all’insegna della legalità e della trasparenza. Accanto a lui, l’auspicio inoltre è che ci sia sempre un’informazione libera e mai al soldo di alcuno come quella proposta dall’amico Riccardo Iacona a cui va il mio personale ringraziamento.